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SALORNO. Ha la voce rotta dallo shock e dal pianto. Irene Pojer osserva la sua casa di via Cascata divorata dalle fiamme e riesce a stento a trattenere le lacrime. «Si tratta di un trauma pazzesco. Purtroppo in pochissimo tempo tutto viene cancellato, incenerito dalle fiamme. Devi lasciare il tuo appartamento per molto tempo e prendere atto che nulla è rimasto della vita di prima». L’edificio colpito dall’incendio ha tre piani: al piano terra c’è l’abitazione di Irene, in mezzo un appartamento affittato e all’ultimo piano l’alloggio della sorella Erica Pojer con Michele Dava, la figlia e il cane. È quest’ultimo quello più seriamente compromesso. Il fuoco, infatti, si è sviluppato nella mansarda partendo, probabilmente, dalla canna fumaria. Le fiamme hanno invaso le stanze, a cominciare da quella della piccola: i vetri si sono subito crepati per il caldo.
«Ho trovato solo nelle ultime ore il coraggio di entrare per vedere come fossero ridotti gli appartamenti. Un disastro totale: tutto da buttare per sempre. È davvero brutto» continua sconsolata Irene Pojer.
Oltre il dramma, però, c’è un paese che si sta muovendo a sostegno di queste famiglie. «Al momento siamo ospiti da parenti e amici. Naturalmente l’ultimo piano è totalmente inagibile, mentre al piano terra abbiamo grandi macchie d’acqua e l’impianto elettrico staccato. Dovremo attendere il ripristino per cominciare a rientrare. Non sarà una passaggiata. Ci tengo molto, però, a ringraziare tutti coloro che si sono stretti a noi. In un momento brutto hanno dimostrato che la solidarietà e il calore umano della nostra comunità sono commoventi. Davvero ci siamo sentiti protetti ed aiutati molto. Non sappiamo come sdebitarci».
Uno scorcio di quello che sta accadendo all’interno del paese lo si vede anche all’interno della pagina Facebook Salorno allo Specchio dove ci si coordina per alcuni aiuti molto pratici. Nelle giornata di ieri, per esempio, si è cercato di reperire cartoni per portare i pochi ooggetti salvabili dall’abitazione. Cooperative e ferramenta non ne avevano immediatamente a disposizione. Subito è scattata la corsa tra negozianti e cittadini a chi poteva fornire il proprio aiuto. «Io nel mio esercizio ne ho finchè volete» dice Monia Luchin. «Cartoni non ne ho, ma se servissero braccia per portarli via io sono a disposizione» le fa eco Mattia Gottardi. Una reazione compatta all’insegna dell’altruismo per i concittadini colpiti da una tragedia. La solidarietà nasce dalle ceneri: come la fenice.
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