MERANO. Sono bastati pochi minuti alle fiamme, alimentate dal vento, per divorare la baracca in legno e la vicina roulotte. Il rogo è divampato a mezzogiorno di ieri e dell'abitazione dove risiedeva una famiglia del campo nomadi alla confluenza non è rimasto nulla. Solo cenere e la carcassa di qualche arredo. Tutto il resto, struttura e quotidianità, ridotti in polvere.

Al momento dell'incendio nessuno si trovava nell'alloggio, nessuna intossicazione, mentre i residenti del campo provavano a spegnere il fuoco ma con insufficienti dosi d'acqua a disposizione.

Pare che la causa dell'incidente sia il surriscaldamento di un’apparecchiatura elettrica, un fornello o una stufetta: sarebbe esclusa l'origine dolosa.

A surriscaldarsi, durante l'attesa per l'arrivo dei vigili del fuoco, sono stati anche alcuni fra coloro che abitano nel campo sinti e sul posto sono giunti carabinieri e polizia. Al corpo dei pompieri di Merano si è unita la squadra di Maia Bassa: un paio di decine di uomini, con un vasto dispiegamento di mezzi. Al loro arrivo tuttavia il caravan e la casupola affiancata, ai bordi del rettangolo da calcio, erano già state devastate dal fuoco, poi domato e circoscritto.

"La situazione in questo campo è sempre più critica", lamentava un residente mentre ancora il fumo si alzava dai resti bruciati. "Per provare a sedare il rogo abbiamo usato la fontanella di fortuna che abbiamo realizzato, ma l'acqua era troppo poca. Con un idrante saremmo potuti intervenire con più efficacia. La famiglia che abitava l'alloggio ha perso tutto: oltre all'abitazione, i vestiti, tutte le cose dei tre bambini...".

La situazione precaria denunciata sarebbe dovuta essere in via di risoluzione: nella stessa zona è previsto il nuovo campo. Le mura, affacciate sull'Adige, sono già state costruite. Nel mezzo è però spuntato il piano delle zone di pericolo, di recente approvato dalla giunta e dal consiglio comunale. Per il documento, l'area del nuovo campo “risulta essere classificata come zona di pericolo idraulico molto elevato malgrado l'intervento eseguito”. Bocce ferme, dunque, in attesa che si concretizzi la soluzione escogitata, ovvero che uno studio di compatibilità idrogeologica – già affidato – consenta di declassare l'area a rischio specifico medio e quindi consentire la prosecuzione dell'allestimento del campo. Circa i tempi, nulla si può dire.

Le fiamme di ieri sembra si siano sprigionate accidentalmente, ma i calciatori che si allenano sul terreno sintetico della confluenza si confrontano con il fumo che sale dai rifiuti incendiati. "Il problema esiste da anni – ha ribadito Marco Giaquinta, presidente della società Olimpia – ma negli ultimi mesi si è acuito. Il fumo invade il campo da calcio e per la nostra attività non è l'unico problema di coesistenza con chi abita le roulotte".

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