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ORTISEI. Quella di Rokhaya Ndiaye non è la solita storia di immigrazione. Partita da Dakar, la sua città natale, è arrivata a Ortisei, dove è l'unica residente arrivata dall’Africa equatoriale. Ma la sua storia è particolare anche perché, giunta tre anni fa, ha conquistato tutti. "Perché io sorrido sempre - dice - Come facciamo sempre noi africani. Penso che la gente sia buona e penso che tutti mi vogliano bene".
Sorriso smagliante, occhi allungati e quasi orientali, gambe lunghe e fisico da indossatrice, la falcata regale delle donne africane, Rokhaya, 31 anni, a Ortisei ha conquistato tutti, a cominciare da Lotte Nogler, che, appena l'ha conosciuta, l'ha voluta a lavorare nel suo bar, il Soviso.
Rokhaya in Italia ci è arrivata quasi per caso. La sua meta era Parigi, dove voleva continuare i suoi studi di giurisprudenza. "Ma non ci sono riuscita perché far riconoscere i miei anni di studio in Senegal è stata una missione impossibile. Ma non è detto che non ci riesca in futuro. Intanto, mi sono iscritta a un corso di tedesco". Così Rokhaya conoscerà quattro lingue oltre alla sua: inglese, italiano e francese che parla correntemente, oltre appunto al tedesco che presto parlerà.
"In famiglia siamo sette fratelli, molti in giro per il mondo. Mio padre è stato insegnante e poi preside di una scuola, mia madre stava dietro ai figli. Stiamo bene, ma ciò nonostante io e tutti i miei fratelli mandiamo dei soldi a casa. Per noi è normale: i nostri genitori ci hanno aiutato e fatto studiare, adesso tocca a noi contribuire alla famiglia -racconta Rokhaya - Nel 2008 ho raggiunto mia sorella che ha un'impresa a Verona e ho lavorato per lei. Sono arrivata in aereo, non su un barcone".
Contemporaneamente studiava enogastronomia e turismo e ha fatto uno stage all’hotel San Pietro. Doveva essere la sua prima tappa per raggiungere la Francia, invece è arrivata a Ortisei. "I casi della vita! Ho conosciuto Lara che lavorava con me a Jesolo, e lei mi ha presentato Lotte. Mi ha detto "Noi due andremo d'accordo" e mi ha assunto. Non sapevo cosa avrei trovato, non conoscevo le montagne, non conoscevo la gente, non capivo il ladino, avevo solo tanto freddo. Ma sono qui già da tre anni".
Ha conquistato i gardenesi con i suoi sorrisi, la sua grazia, la sua gentilezza, la sua disponibilità. "C'è stato solo un brutto episodio, alla posta, appena arrivata quando ancora nessuno mi conosceva: un uomo mi ha messo le mani addosso, mi ha spinto, mi ha offeso dicendomi che qui non c'è posto per i negri, perché pensava che gli fossi passata davanti nella fila, invece io mi ero solo allontanata per riempire un modulo. Ma poi la gente ha cominciato a conoscermi e a volermi bene. Io vengo da un paese in cui cristiani e musulmani convivono pacificamente, perciò sono abituata ad essere aperta, a non avere pregiudizi".
Tanto che, i suoi nuovi concittadini si sono dati tutti da fare per trovarle un appartamento e arredarglielo.
Ma il Senegal rimane nel suo cuore. "Certo che tornerò nel mio Paese un giorno. E' il sogno di tutti i senegalesi in giro per il mondo. Voglio aiutare la mia gente, portare là tutto ciò che ho imparato. E magari avere i soldi per avviare un'impresa e far lavorare la mia gente”.
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