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TRODENA/SAN LUGANO. Per qualcuno è uno scempio, visto che sono stati consumati in una sola volta 35 mila metri quadrati di bosco, di proprietà della «Magnifica Comunità della val di Fiemme, per altri invece era l’unica soluzione possibile per garantire un futuro alle nuove generazioni del Comune di Trodena ma anche a diversi Comuni della val di Fiemme: stiamo parlando della zona produttiva di San Lugano, dove nel breve volgere di un anno sono sorte la nuova sede della Rizzoli, azienda di Cavalese che produce stufe a legna, e della Vap, ditta di Castello di Fiemme specializzata invece nella realizzazione di pezzi di metallo destinati in prevalenza all’export. Le foto del “prima” e del “dopo”, in effetti, fanno impressione. Il colpo d’occhio è notevole, ma è altrettanto vero che il Comune di Trodena è uno dei pochi nei quali sono sorte nuove aziende in un periodo tutt’altro che facile per l’economia locale e nazionale.
Sindaco Lanziner, lei vive a San Lugano, dove stanno sorgendo le nuovi sedi delle aziende trentine Vap e Rizzoli. Chi era abituato a trascorrere le ferie qui parla di scempio e di danno irreversibile in una zona (quasi) incontaminata. Lei cosa ne pensa?
«Chi analizza la questione da questa prospettiva non ha capito oppure non vuole capire come stanno le cose. L’ottanta per cento del Comune di Trodena fa parte del Parco naturale del Monte Corno, quindi mi riesce davvero difficile prendere lezioni di rispetto per l’ambiente e di tutela del paesaggio. Quando il consiglio comunale ha deciso di creare una nuova zona produttiva lo ha fatto, evidentemente, per garantire un futuro a San Lugano e ai suoi residenti. Poi, quel terreno, non era certo un biotopo e non poteva nemmeno essere sfruttato a fini ricreativi. Un tempo c’era uno stagno....».
Già, ma 35 mila metri quadrati sono tanti..
«In paese ci siamo abituati al nuovo panorama. In fondo al rettone vediamo il Lagorai. Il colpo d’occhio, da queste parti, resta incantevole».
I capannoni sono quasi finiti. Quando è prevista l’apertura delle due aziende trentine?
«La Vap, ormai, è in dirittura d’arrivo e ritengo che il prossimo mese, con ogni probabilità, inizierà ad operare nella nuova sede. La Rizzoli è un po’ più indietro e se ne riparlerà nell’estate 2013. La terza azienda a beneficiare di questo nuovo polo produttivo sarà la Martin Speck che non ha però ancora iniziato i lavori».
Che ricadute occupazionali si aspetta da questi nuovi insediamenti?
«La Rizzoli in particolare aumenterà il proprio organico, passando da 60 a 80 dipendenti, alcuni dei quali saranno proprio della zona. La crescita, per la Vap, non sarà altrettanto significativa in termini di posti di lavoro ma qualcuno riuscirà sicuramente a farsi assumere».
Questa scelta del Comune è stata dettata dalla necessità di offrire ai residenti un’alternativa al turismo e all’agricoltura?
«Ovviamente sì. Trodena è tra i Comuni montani a rischio spopolamento e non si può pretendere di vivere in eterno di ciorciole. Chi la pensa in modo diverso preferisce pensare al presente e non al medio-lungo periodo».
Dai turisti non ha avuto «feedback» negativi?
«No, almeno per il momento. Nessuno si è fatto avanti o si è sbilanciato. E chi lo ha fatto, in forma anonima, ha preferito non informarsi sul reale stato delle cose. Alcuni, fra i Comuni limitrofi, criticano semplicemente perchè hanno perso un treno importante. Noi, invece, abbiamo preferito salirci, anche a costo di sacrificare 35 mila metri quadrati di bosco».
Nessun rimpianto, dunque?
«No, siamo sempre più convinti di aver pensato al bene dei nostri figli».
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