VADENA. «Il potenziale del Safety Park è enorme, ma fino ad oggi non ho avuto un solo euro da destinare alla comunicazione e pertanto fuori provincia ci conoscono davvero in pochi». Erica Furini, direttrice del Centro di guida sicura, ritiene che le critiche mosse dai Verdi per i bilanci in rosso del 2009 e del 2010 siano ingenerose e soprattutto che la struttura di Vadena sia in grado di camminare a breve con le sue gambe. C'è chi ritiene il Safety Park un pozzo senza fondo. Meglio chiuderlo?
«Non scherziamo.È l'unico di questo genere in tutto il Nord Italia, fatta eccezione per quello tra Mantova e Verona, ed è del livello del centro Aci di Vallelunga, a Roma. È un gioiellino del settore».
Già, ma quando sarà possibile arrivare almeno al pareggio di bilancio?
«L'intenzione della Provincia è sempre stata quella di raggiungere il break-even al termine di 3 anni interi di vita della struttura, pertanto a fine 2011. Mancano ancora quattro mesi importanti per noi, ma possiamo farcela».
Non ritiene grave il fatto che, fino ad oggi, non si sia investito sulla comunicazione?
«Io vengo dal marketing e ho lavorato in grandi aziende come Ferrero, Rana o Miele e sempre fuori regione. Se la Provincia, un anno fa, ha deciso di puntare sulla sottoscritta è proprio perché intendeva far conoscere la struttura al di fuori della regione. Sulla gestione della comunicazione prima del mio arrivo (il direttore era Paul von Guggenberg ndr) preferisco non dire nulla».
Persino in Trentino nessuno sa dell'esistenza del Centro di guida sicura. Non è un paradosso?
«Tutto sommato non lo è, visto che sinora sono stata costretta a fare marketing per telefono, contattando una ad una le aziende destinate a diventare nostre potenziali clienti».
Ma il Safety Park vanta già clienti trentini di un certo spessore?
«No, ma li avrà presto. Penso ad esempio ai 900 autisti della Trentino Trasporti. Entro il settembre 2013 anche loro saranno obbligati a fare 35 ore di formazione, come prevede la normativa europea in materia. In molti Stati è già obbligatoria, mentre l'Italia purtroppo sarà tra gli ultimi Paesi a recepirla».
Ma le aziende che operano nel settore dei trasporti investono in "sicurezza" o cercano di risparmiare?
«La crisi c'è per tutti, ma proprio il Safety Park è riuscito a far capire alle aziende che possono programmare le lezioni per i loro dipendenti quasi a costo zero. Lo Stato mette infatti a disposizione i fondi per la formazione continua, dai quali attingere».
Non mancano, poi, le contestazioni per i rumori. Gli abitanti di Vadena sono stanchi.
«In 12 mesi che sono qui le proteste ci sono state solamente quando in pista c'erano i prototipi della Mendola-revival, a cui è stato negato all'ultimo minuto il permesso per correre su strada. Al sindaco ho chiesto di poter fissare con largo anticipo 5-10 giorni l'anno durante i quali poter programmare manifestazioni un po' più rumorose del solito, ma con un notevole indotto per tutta la provincia».
Qualcosa in agenda?
«Recentemente una multinazionale di moto ci ha chiesto di portare 5 mila motociclisti per 4/5 giorni, ma per organizzare l'evento l'azienda è disposta ad affittare la struttura 1 mese. Per ora non abbiamo detto nè sì nè no, ma sciupare occasioni del genere sarebbe deleterio».
Quanto costa il Centro di guida sicura al giorno?
«Ottomila euro. Significa che quell'azienda pagherebbe 240 mila euro».
Quanti utenti ci sono stati da gennaio a giugno?
«Oltre 4 mila, di cui 2.500 ragazzi».
Ma qual è lo scopo principale del Safety Park?
«Salvare vite, con corsi ad hoc per neopatentati, anziani o persone che lavorano alla guida. Possiamo offrire davvero molto e mi stupisce davvero che i nostri detrattori non se ne accorgano». Cosa suggerisce al verde Heiss, che vi ha criticati duramente? «Lo invito a frequentare da noi un corso di guida sicura. Forse, dopo, porterà qui anche i suoi familiari».

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