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BOLZANO. Non ci sono soldi e il presidente della giunta provinciale Arno Kompatscher sta bloccando alcune delibere approvate nelle ultime settimane dell’era Durnwalder. Dopo lo stop all’acquisto di palazzo Schlüsselwirt di via Goethe, di proprietà della Zebau una srl intestata a Franz e Heinrich Zelger di Nova Ponente, adesso tocca al palazzo della Ras in viale Europa.
Palazzo Schlüsselwirt, nelle intenzioni della vecchia giunta, doveva essere ceduto alla Lub per metterci la Casa delle lingue. Costo dell’operazione: 9 milioni di euro. Troppi. Gli uffici hanno fatto le verifiche: non ci sono le coperture finanziarie. Risultato: l’edificio non si acquista e la Casa delle lingue, se si farà, verrà ricavata all’interno del nuovo polo bibliotecario da 90 milioni, di cui per il momento ce n’è solo uno per la demolizione delle ex Pascoli.
Per la Ras, l’azienda speciale di servizio pubblico radiotelevisivo che ha il compito di diffondere sul territorio altoatesino i programmi dell’area tedesca e ladina, è stata approvata la delibera che fissa l’iter da seguire per arrivare all’acquisto dell’edificio di viale Europa. L’immobile, dove la Ras è in affitto, è di proprietà dell’imprenditore bolzanino Pasolli e il costo dell’operazione avrebbe dovuto aggirarsi intorno ai 6 milioni. Ma non si farà e il motivo è lo stesso per cui è sfumato l’affare Schlüsselwirt: non ci sono soldi e si è già individuata la nuova sede della Ras.
Fra un paio d’anni, quando il Tis traslocherà nel nuovo polo tecnologico, la Ras andrà nell’edificio di via Siemens già di proprietà della Provincia - vicino a Brennercom e a Informatica Alto Adige - che altrimenti rimarrebbe vuoto.
Destinato ad essere rivisto a quanto pare anche l’accordo con i militari che prevedeva l’acquisto da un privato da parte della Provincia dell’immobile, dove a Bressanone c’è la stazione della polizia, in cambio dell’edificio dell’Ufficio dogane di via Cassa di Risparmio (nell’ambito del complesso dell’università, ndr).
Si rivedono dunque una serie di operazioni immobiliari decise alla fine dell’ultima legislatura e altrettanto si sta facendo con le opere promesse ai Comuni e per le quali servirebbe un miliardo di euro.
I soldi non ci sono e non ci saranno, per cui si stanno mettendo a punto i criteri in base ai quali predisporre la lista delle priorità delle opere pubbliche. Inutile dire che alla fine saranno più quelle che resteranno fuori.


