Bozano. Da una parte c'è un'ipotesi di futuro: la smart city, l'internet delle cose, le comunicazioni facilitate negli studi e nello sviluppo, il lavoro da casa, l'interconnessione. Dall'altra un timore interrogativo sul presente: ma tutte queste onde che viaggeranno ancor più veloci e invisibili mi faranno male? Tra questi due scogli si sta muovendo il 5G, l'ultima generazione della telefonia mobile. L'autostrada virtuale dove viaggeranno istagram e whatsapp e pure il sapere e il produrre. «Ma attenzione - dice Fiorella Belpoggi, che dirige il Ramazzini di Bologna - perché se mi chiedete se il telefonino e i suoi nuovi ripetitori siano cancerogeni io vi rispondo: no, perché non lo so. Ma se poi mi domandate se sono proprio sicura che non lo siano, vi risponderò ugualmente no. Per la stessa ragione...». È inerpicandosi nella terra di nessuno dell'incertezza, tra benefici innegabili della nuova tecnologia e margini di pericolo ancora non scomparsi intorno ad essa, che si sono mosse le opposizioni in consiglio provinciale. Con Verdi, i capofila degli interrogativi sul campo, Sf, Freiheitlichen e 5Stelle c'era anche il Pd: «Io sono qui perché è sempre giusto informarsi e chiarire dubbi e pericoli, ma personalmente la nuova tecnologia costituirà un progresso innegabile per tutti» chiarisce Sandro Repetto. Lui e i suoi colleghi si sono ritrovati ieri a palazzo Widmann in un convegno dal titolo “5G: veniamo al dunque, tra aspettative e rischi”.

Botta e risposta Verdi-Lega

Con una premessa polemica, tutta politica, stilata dagli stessi Verdi: «Era stata presentata una mozione congiunta per organizzare un convegno informativo sul tema - aveva scritto Brigitte Foppa - poi, su pressione della Lega, la Svp ha ritirato la sua firma facendo bocciare la proposta...». Risposta a stretto giro del vicepresidente della giunta Giuliano Vettorato: «Prendo visione con stupore delle accuse dei Verdi, perché, da un lato ritengo molto importante informare la popolazione sul tema 5g, ma dall'altro, non è certo dai Verdi che inizia questa campagna informativa: come Provincia e in collaborazione con Appa, abbiamo già organizzato quattro serate informative e altre ne organizzeremo. E sulla mozione noi non eravamo stati neppure informati. Inoltre, proprio per questo convegno, ho firmato io l'autorizzazione a partecipare per la nostra agenzia dell'ambiente...». È stato infatti Luca Verdi, del laboratorio di analisi a introdurre i lavori. Che hanno visto la direttrice del Ramazzini, l'unico istituto al mondo autore di studi seri sul tema inquinamento elettromagnetico al di fuori degli Usa, e l'oncologa Patrizia Gentilini a fornire dati, anche se ancora poche certezze, intorno all'impatto delle radiofrequenze sulla salute.

Il principio di precauzione

Perché il nodo resta sempre lo stesso: non ci sono studi sul 5G in grado di chiarire i dubbi. Ma neppure di confermare i timori. Resta un dato: l'Italia è il Paese che ha imposto i limiti più bassi nelle emissioni. Ma, nello stesso tempo, studi autorevoli hanno messo in relazione l'uso del telefonino con l'eventuale insorgenza di tumori. Ma anche senza 5G: il “campo vicino” del suo impiego, come tenere il cellulare attaccato all'orecchio per ore e ore fa certamente danni al cervello. Si parla, in inglese, di “avid user”, di fruitori smodati. Ma la selva di nuovi ripetitori che il 5G porterà con sé per avere una trasmissione dati cento volte superiore a quella odierna, aumenterà i rischi? «È probabile» ha detto l'oncologa. Ma non assolutamente certo. E dunque? «La via d'uscita - spiega Belpoggi - è il principio di precauzione», inserito anche nelle indicazioni della commissione europea. Quando non esistono certezze assolute si mettono in atto misure per la valutazione del rischio.

Tecnologia e salute

Metodi? «Sarebbe importante applicare anche nel campo elettromegnetico quella condivisione delle metodologie applicative attuata, ad esempio, nella chimica: le industrie hanno accettato di eliminare i pericoli connessi all'uso di certe sostanze nella lavorazione della plastica, e questa disponibilità ha consentito di salvare tante vite umane tra i lavoratori» ricorda la direttrice del Ramazzini. L'Italia, che ha deciso di porre limiti molto stringenti sulle onde, ritiene il 5G, come il resto del mondo, strategico. E di interesse nazionale. Si dovrà individuare una via mediana tra sviluppo tecnologico e tutela della salute. Senza isterie negazioniste in stile no-vax ma pure con una forzatura della collaborazione tecnologica e di sicurezza tra amministratori e gestori telefonici. E Bolzano? «Ci atterremo alle indicazioni dell'agenzia per l'ambiente - puntualizza Caramaschi - anche per evitare che le compagnie ci facciano pagare penali durissime».