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BOLZANO. Gli italiani si confermano un popolo di pigri, ma gli altoatesini sono in controtendenza, con solo il 9% di sedentari. La media nazionale di pigrizia è molto più alta: uno su tre, per l'esattezza il 30,7%, è totalmente sedentario (ossia non fa lavori pesanti e non svolge alcuna attività fisica nel tempo libero), mentre il 36,8% è ''parzialmente attivo'', ossia fa un po' di moto, ma il minimo indispensabile, lontano dai livelli raccomandati per salvaguardare la salute.
Solo un altro terzo, il 32,5%, si può definire attivo, ossia aderisce alle linee guida che prevedono 30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni alla settimana oppure attività intensa per più di 20 minuti per almeno tre giorni.
Sono i dati che emergono dal Rapporto Passi 2010 sull'attività fisica, promosso dall'Istituto Superiore di Sanità. Dati che fotografano un progressivo ''impigrimento''impigrimento degli italiani: nel 2007, anno della prima rilevazione, la quota di sedentari si fermava al 27,5%, arrivando al 30,8% del 2009 e rimanendo sostanzialmente stabile negli ultimi due anni.
La sedentarietà cresce all'aumentare dell'età e risulta più frequente nelle donne, nelle persone con un minor grado di istruzione e con difficoltà economiche. Le Regioni più pigre sono al Sud: se il record positivo appartiene alla Provincia Autonoma di Bolzano (appena il 9% di sedentari) il fanalino di coda è la Basilicata, con il 47%, in pratica metà della popolazione.
Ma sono ampiamente sotto la media anche la Sicilia (44,6%), l'Abruzzo (40,5%) e la Calabria (38,7% di sedentari). Più ''dinamiche'' la Lombardia (il 20,8% di sedentari), il Friuli (21%) e il Molise (21,8%). Rimane, si segnala nel rapporto, il problema del corretto ''instradamento'' a un'adeguata attività fisica da parte degli operatori sanitari: nel quadriennio 2007-2010, considerando solo le Asl che hanno partecipato alla sorveglianza per l'intero periodo, si osserva una diminuzione significativa della percentuale delle persone che hanno ricevuto l'attenzione dell'operatore sanitario, passando dal 33% nel 2007 al 32% nel 2008 fino al 30% del 2009 e del 2010.
Rimane invece stabile il valore del consiglio da parte degli operatori sanitari di praticare regolare attività fisica (30% nel 2007, 31% nel 2008, 30% nel 2009, 31% nel 2010). La buona notizia è che se non altro aumenta la consapevolezza: dal 2007 diminuiscono le persone con stile di vita sedentario che percepiscono il proprio livello di attività fisica come sufficiente. Si tratta di un segnale positivo, si legge nel rapporto, forse primo frutto dell'attività di sensibilizzazione promossa a vari livelli, che lascia sperare in un successivo cambiamento nello stile di vita e quindi in un arresto del trend in crescita della sedentarietà.
Solo un altro terzo, il 32,5%, si può definire attivo, ossia aderisce alle linee guida che prevedono 30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni alla settimana oppure attività intensa per più di 20 minuti per almeno tre giorni.
Sono i dati che emergono dal Rapporto Passi 2010 sull'attività fisica, promosso dall'Istituto Superiore di Sanità. Dati che fotografano un progressivo ''impigrimento''impigrimento degli italiani: nel 2007, anno della prima rilevazione, la quota di sedentari si fermava al 27,5%, arrivando al 30,8% del 2009 e rimanendo sostanzialmente stabile negli ultimi due anni.
La sedentarietà cresce all'aumentare dell'età e risulta più frequente nelle donne, nelle persone con un minor grado di istruzione e con difficoltà economiche. Le Regioni più pigre sono al Sud: se il record positivo appartiene alla Provincia Autonoma di Bolzano (appena il 9% di sedentari) il fanalino di coda è la Basilicata, con il 47%, in pratica metà della popolazione.
Ma sono ampiamente sotto la media anche la Sicilia (44,6%), l'Abruzzo (40,5%) e la Calabria (38,7% di sedentari). Più ''dinamiche'' la Lombardia (il 20,8% di sedentari), il Friuli (21%) e il Molise (21,8%). Rimane, si segnala nel rapporto, il problema del corretto ''instradamento'' a un'adeguata attività fisica da parte degli operatori sanitari: nel quadriennio 2007-2010, considerando solo le Asl che hanno partecipato alla sorveglianza per l'intero periodo, si osserva una diminuzione significativa della percentuale delle persone che hanno ricevuto l'attenzione dell'operatore sanitario, passando dal 33% nel 2007 al 32% nel 2008 fino al 30% del 2009 e del 2010.
Rimane invece stabile il valore del consiglio da parte degli operatori sanitari di praticare regolare attività fisica (30% nel 2007, 31% nel 2008, 30% nel 2009, 31% nel 2010). La buona notizia è che se non altro aumenta la consapevolezza: dal 2007 diminuiscono le persone con stile di vita sedentario che percepiscono il proprio livello di attività fisica come sufficiente. Si tratta di un segnale positivo, si legge nel rapporto, forse primo frutto dell'attività di sensibilizzazione promossa a vari livelli, che lascia sperare in un successivo cambiamento nello stile di vita e quindi in un arresto del trend in crescita della sedentarietà.


