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BOLZANO. Non è ancora riuscito a diventare formalmente cittadino italiano, come pure sua moglie e i due figli, nati al San Maurizio. Ma in più di una occasione ha dimostrato un elevato senso civico, mettendo a repentaglio la propria vita per cercare di aiutare gli altri. Si chiama Osama Al Watar ed esattamente un mese fa il suo generoso e rapidissimo intervento ha contribuito in maniera determinante a salvare delle vite umane nel corso di un furioso incendio sviluppatosi in un condominio di via Maso della Pieve. Ora la circoscrizione, all’unanimità, ha approvato un documento con il quale si chiede a sindaco e consiglio comunale di insignirlo di un riconoscimento ufficiale per l’esemplare comportamento tenuto.
Il personaggio
Classe 1986, di origine irachena, «milanista dalla nascita», giunge in Italia nel 2007 e chiede asilo politico. Vive prima a Varese, poi a Caserta. A casa sua faceva il panettiere, al Sud impara con facilità il mestiere di pizzaiolo, ma nel 2009 decide di salire a Bolzano per garantirsi un futuro e metter su famiglia a Oltrisarco, dov’è conosciuto e molto stimato. «Non volevo lavorare in nero», racconta oggi. Prepara pizze da Rusty, poi alla Stella Alpina, oggi è il pizzaiolo dell’Eppanerhof di Appiano. Nel frattempo, non potendo tornare in patria, sposa per procura la moglie, che poi si ricongiunge al marito. Nel mentre nascono due figli. «La grande ha 9 anni, il piccolo 5. Non hanno tutti i documenti in regola anche se sono nati al San Maurizio. Risulta che si sono ricongiunti». Il permesso di soggiorno è ok, ma, per dirne una, non essendo registrati in Comune secondo i crismi, il padre non ha diritto agli assegni famigliari in busta paga. Lui ha richiesto per sé la cittadinanza nel 2015, nel 2019 la richiesta è stata respinta per la mancanza di un pagamento di trenta euro. Si deve rifare tutto daccapo. I figli sono tornati in Irak l’anno scorso con la madre, per tentar di regolarizzare la loro posizione, perché vengono considerati stranieri e dunque anche per loro serve il passaporto del paese di origine. Tralasciando i particolari burocratici kafkiani, ora si è ben lungi dall’aver risolto.
Il precedente
Nel 2019 Osama Al Watar si era già reso protagonista, insieme al suo titolare, di un gesto ammirevole; aveva cercato di sventare una rapina alla gioielleria Doriguzzi quando lavorava nella pizzeria Rusty di via Claudia Augusta, mettendo in fuga il rapinatore che era anche in possesso di una pistola.
L’incendio al civico 13
È il 12 ottobre. Osama sta tornando a casa in auto ma in via Maso della Pieve vede del fumo uscire da un condominio. All’altezza della farmacia avverte un vigile urbano, «c’è tanto fuoco», poi parcheggia davanti al negozio cinese e decide di agire. Assieme a lui, racconta, «un ragazzo senegalese, un ragazzo albanese, un carabiniere in borghese di stanza a Laives. Siamo andati all’asilo al pianterreno: guardate che c’è un incendio, portate via i bambini». Poi citofonano a tutto il condominio, per farsi aprire il portone e avvertire del rogo. «Abbiamo tirato fuori dal palazzo diversi cittadini, perché per via del traffico i vigili del fuoco non sono riusciti ad arrivare subito». Poi arrivano all’appartamento al terzo piano dov’è scoppiato l’incendio. «Abbiamo spaccato la porta. Il marito era bloccato sul balcone, la moglie non voleva saperne di andarsene e lasciarlo solo. C’era tantissimo fumo, ci siamo intossicati proprio tanto. A un certo punto, ho alzato l’anziana e l’ho portata giù di peso. Nel mentre sono arrivati i pompieri a salvare il marito».
La richiesta
«Tanti i danni provocati all’appartamento da dove sono partite le fiamme e a quelli limitrofi, si tratta di circa mezzo milione di euro e solo grazie all’intervento di Osama, invece, si sono limitati i danni alle persone». Lo precisa il consigliere Angelo Liuzzi (La Civica), che ha proposto al consiglio di circoscrizione di Oltrisarco Aslago di chiedere al sindaco di conferirgli un riconoscimento ufficiale: «Un vero esempio di integrazione positiva che, se premiato, potrebbe essere anche occasione di emulazione e di crescita per la comunità di stranieri che vive a Bolzano. La Civica allo stesso modo in cui cerca di perseguire la legalità o il decoro urbano facendo rimuovere i bivacchi come avvenuto alla Motorizzazione la scorsa settimana, a prescindere dalla nazionalità crede nelle brave persone, che arrivano in città, lavorano e vivono in maniera dignitosa e che si integrano nel tessuto sociale». Adesso, conclude Liuzzi, «le valutazioni sul caso spettano alla commissione onorificenze e al sindaco, che potrebbe anche decidere di conferire la cittadinanza onoraria al signor Osama Al Watar che in questo momento è solo in possesso di un regolare permesso di soggiorno». DA.PA


