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BOLZANO. I due poli che finiscono nell'orrido della spending review , accomunati da un destino cinico e baro? «Attenzione, quello bibliotecario e quello tecnologico sono come il giorno e la notte. Il mio i suoi sessanta milioni li ha , tutti in riga, già stanziati». Roberto Bizzo dice il "mio" del polo tecnologico perché l'officina dell'innovazione alla ex Magnesio la considera una sua creatura assessorile. Come il festival. Anche adesso che assessore non lo è più. Ecco dov'è la fenditura che divide il futuro delle due grandi opere: l'accantonamento dei fondi. Per uno, è stato fatto, per l'altro , alle ex Pascoli, no. E quindi non naviga a vista ma vede i tempi di cantiere. Claudio Lucchin apre l'agenda su maggio, tiene aperta la prima settimana di giugno poi alza gli occhi: "Tarda primavera. Ecco: prima dell'estate apriamo i lavori. Sono stanco di fare disegni, ho voglia di cemento...".Lucchin e il suo studio hanno progettato il polo, muovendosi tra il rispetto dell'architettura postindustriale littoria e le nuovissime esigenze delle fucine del sapere tecnologico. E adesso dirigeranno i lavori.
Allora il polo tecnologico non rischia, architetto...
Ha rischiato. Meglio: ha dovuto pazientare. Non ho mai visto così tanti ricorsi in vita mia.
E quindi? Si parte prima di giugno e si finisce l'opera?
A metà 2016 la consegniamo. Due anni. Non di più. Abbiamo fatto tutti i nostri calcoli di cantiere e messa in opera".
Perché avete atteso così a lungo per avviare gli scavi?
Perché siamo il paese dei ricorsi. Prima hanno dato battaglia gli esclusi dall'appalto. E naturalmente il Tar li ha accolti. Poi la ZH che aveva vinto la gara è fallita e a questo punto hanno rifatto ricorso, ma al Consiglio di Stato, gli sconfitti in prima istanza. Poi si è rimessa in pista la Volcan, partner dell'impresa fallita. Un intreccio senza fine. Una continua sovrapposizione di piani di intervento giudiziario. Adesso, mi dicono, siamo al capitolo finale. E si parte.
Sicuri che ci siano i soldi?
Sicuri. I 63 milioni di euro sono stati stanziati nella scorsa legislatura. Probabilmente perché sono coinvolti enti e istituzioni che avevano bisogno di sicurezza in termini di programmazione. Parlo dell'Eurac, del Bic, dell 'Università.
Sono tutte istituzioni pubbliche. Avevano ragione allora gli industriali a sospettare una loro esclusione dal polo della ricerca, bollandolo come una spesa inutile?
Non ho finito. La struttura che ospiterà la Lub, il Bic e le altre è la prima parte dell'operazione. Una volta terminata, si partirà con l'allestimento dei settori del polo dedicati alle imprese e ai privati. C'è già il Bls che si sta occupando di tessere la rete dei partecipanti. Che potranno così fare ricerca approfittando della presenza in loco delle strutture pubbliche che offriranno loro know how, personale, spazi e sinergie.
Cosa pensa del polo bibliotecario?
Non parlo dei progetti degli altri. Ho le mie idee.
Quelle di Zoeggeler sono chiare. Troppi soldi per un progetto invasivo che romperà l'unità dell'architettura razionalista. E pensa le stesse cose del suo ex Magnesio...
In generale sono d'accordo con Zoeggeler. Mi coinvolge la sua sensibilità. Ma in questo caso mi sembrano remore eccessive. Mi spiego: tutte le nostre città sono frutto di sovrapposizioni. Se non ci fossero state saremmo più puri ma più poveri.
Ma perché incidere su opere di grande valore formale?
E perché, le nostre chiese medievali erano prive di valore? Oggi ci entriamo e vi scorgiamo le intrusioni del rinascimento o del barocco e alla fine e' bello così. E il teatro Marcello? Nel medioevo ci hanno costruito dentro le case. Come nel teatro di Lucca. E questo miscuglio è il sale dei nostri centri storici.
Ma Zoeggeler dice anche: perché non costruiamo il nuovo "dentro" senza far vedere la nostra arroganza costruttiva? Costruire nel costruito...
Perché a volte non si può. E non solo perché non si vuole. Pensi al mio progetto. Avrei potuto lasciare tutto l'esterno immutato. Ma solo se dentro mi avessero chiesto di metterci un'officina o una nuova fabbrica. Mi hanno chiesto di prevederci uffici e laboratori di ricerca. E allora la legge e il buon senso mi chiedono di prevedere buona illuminazione, aria sana, luoghi in cui gli esseri umani possano lavorare nel benessere. Per far questo occorrono nuove finestre, vetri dove prima c'erano solo muri.
E allora cambiano i profili dei luoghi...
Perché cambiano le esigenze. E' la vita. E allora da un lato serve rispettare le cose notevoli del passato, dall'altra farci vivere le persone oggi. Ciò che l'architetto può fare, con la sua sensibilità, è conservare la memoria visibile. Far vedere dove si è intervenuti e cosa c'era prima.


