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BOLZANO. Non è la cappella degli Scrovegni. Ma è la "nostra" cappella degli Scrovegni. Dunque è lo stesso, per il cuore. Ma anche per qualcos'altro. A entrarci, di giorno, con la luce che arriva da fuori, gli affreschi dello sconosciuto "maestro di San Giovanni" hanno un respiro che sembra giunga loro da Giotto. Questo è San Giovanni in Villa, nascosta nella penombra delle vie strette del Dorf, l'antico borgo a ridosso dei Portici, tra via Cavour e via Sant’Osvaldo. «Un gioiello - dice Heiner Oberrauch - un tesoro di chiesa. La più bella che abbiamo». È la “bibbia dei poveri» che la fa così, quasi una Sistina trecentesca, con i santi e i cortei in preghiera che raccontano i miracoli al popolo. E il Cristo "pantocrator" in alto, nella volta, tra cieli azzurri stellati, con una faccia che sembra arrivi dritta da Ravenna e dagli ori bizantini. Forse è stato lui a fare il miracolo. «Magari è così, chissà... - racconta ancora Oberrauch -. Mi ha chiamato il parroco e mi ha detto: il tetto è andato, se non si rifà in fretta la copertura rischiano anche gli affreschi. Che si fa?». Hanno fatto. Senza bussare a Comune o Provincia. Oberrauch ha lasciato Sportler e Salewa e con un comitato messo in piedi all'istante insieme a Benedikt Gramm, Alfred Pichler, Carl Philipp Hohenbuehl, Klaus von Ach e Werner Wallnöfer, ha indetto una sottoscrizione. «Servono 50 mila euro». Ognuno metterà il suo, secondo le sue possibilità. Si parte a gennaio, altrimenti la chiesa rischia. Si busserà nelle case, con discrezione. C'è chi ha iniziato l'impresa e c'è chi la finirà. Ma la vera impresa è già avvenuta. Sta nella mobilitazione spontanea, questo considerare un bene collettivo come proprio, senza attendere donazioni pubbliche, evitando gli uffici e gli orari, ponendosi una domanda: quegli affreschi sono anche miei? Se sì, perché appartengono alla mia storia e alla mia fede allora sì, mille volte sì. «È la nostra chiesa - hanno detto ieri, nel freddo di via San Giovanni i promotori - è la casa di tutti. Era giusto che fosse la gente a tirarsi su le maniche». Ogni euro, anche uno solo, sarà preso in consegna dal decano, Alfred Pichler. Oppure si va all'ufficio parrocchiale (parola d'ordine, anche per i versamenti bancari, "tetto San Giovanni"). Una missione. Ma popolare. Se lo merita la chiesetta. Perchè ne ha passate di tutti i colori. Come quella volta, qualche decennio fa, che un vescovo ausiliare che si scoprì rabdomante (Forer) vide l'acqua nel terreno. Oppure le messe "catacombali" in tedesco, come accadeva per le Katakombenschule, negli anni del fascismo (che le proibiva): si facevano lì perché il luogo era talmente discosto dal centro, tanto lontano dalle vie trafficate e dalle consuete frequentazioni, da poter offrire un rifugio in penombra. Ma anche i preti non scherzavano. In altri anni, correvano quelli della Controriforma e Lutero minacciava i confini spirituali della Chiesa, il parroco di allora, contando su Gutenberg e l'invenzione della stampa, voleva che i fedeli leggessero i canti e le preghiere sul libro da messa. E perché non fossero distratti dai dipinti del maestro di San Giovanni, lassù in alto, pensò bene di ricoprire le pareti con uno strato di calce. Raggiungendo due risultati: oranti concentrati e anche una buona disinfezione contro il pericolo della peste. Nasce presto, San Giovanni in Villa. Consacrata nel 1180 dal vescovo Salomone, arrivato apposta da Trento. A quel tempo il soffitto era in legno. Poi nel 1330, arriva il maestro di San Giovanni. Forse dal Veneto. Sicuramente un gran maestro. E dipinge volti quasi rinascimentali. Gentili. Dentro prospettive giottesche. Vent'anni dopo Boccione de'Rossi finanzia a gloria sua e della chiesa, il soffitto e pure nuovi affreschi. È una Bolzano nuova questa che si intravvede. Il nome del committente suggerisce traffici, scambi commerciali, presenze di famiglie imprenditoriali italiane e tedesche. Un luogo multilingue, accogliente, capace di trasformarsi da borgo alpino in mercato interregionale, dentro il nuovo asse tra le signorie italiane e l'impero. Simbolo di arte nuova, la chiesetta. Ma anche di un nuovo mondo che stava apprestandosi ad uscire dal medioevo per approdare nell'umanesimo della cultura aperta. E aperta agli scambi. Ricchezza, denaro, benessere. Ma anche simbolo di fede, San Giovanni in Villa. Per poterla far tornare luogo di culto, anche se nascosto, fu Josef Mayr Nusser, l'uomo che "disse no a Hitler" qualche anno dopo, e assieme ad altri membri dell'Azione cattolica, a ripulirla e a svuotarla da calcinacci e rovine. Dovute all'incuria e all'abbandono dei secoli precedenti. Insomma, un percorso a ostacoli. Ma che è anche lo specchio della vita di una città e della sua comunità, non solo religiosa. Ora la chiesa ha bisogno di tre cose: un tetto nuovo, la deumidificazione dei muri e i restauri degli affreschi del coro e dell'abside. "Si parte a gennaio promette Oberrauch. E intanto si spera che le offerte affluiscano. È l'ultimo miracolo chiesto a San Giovanni.


