BOLZANO. Un modulo di due pagine per dare o negare il consenso alla creazione di un dossier sanitario (cartella clinica) e quindi autorizzarne o impedire la visione ai medici; oppure chiedere che venga oscurata una parte della propria storia clinica pregressa. È la documentazione, messa a punto dall’Asl, per garantire la privacy ai pazienti così come imposto da un provvedimento del Garante. Diretta conseguenza della condanna nel 2012 di una segretaria a sei mesi di reclusione e 10 mila euro di multa per violazione del segreto d’ufficio: aveva rivelato dati sensibili relativi ad una paziente. Un atto gravissimo che rischia di avere ora ricadute pesanti - in particolare secondo i medici - sulla possibilità di curare al meglio un paziente e sul funzionamento della macchina sanitaria appesantita dalla burocrazia; avrà invece effetti benefici secondo il Centro tutela consumatori per quanto riguarda la protezione di dati sensibili come quelli che riguardano la salute.

Il vademecum. «Il modulo bilingue per dare o negare il consenso - spiega il direttore amministrativo dell’Asl Marco Cappello - è stato messo a punto cercando di conciliare diritto alla privacy e necessità di garantire ai pazienti le migliori cure possibili. Assieme sal direttore generale Andreas Fabi si è scelto di non mandarlo a casa a 500 mila altoatesini, ma di consegnarlo ai pazienti nel momento in cui si presentano in ospedale o nei distretti sanitari. L’invito che rivolgiamo alla popolazione è di non recarsi in ospedale o ai distretti solo per firmare il modulo».

Per aiutare i pazienti non tutti in grado di capire il senso dell’operazione - avevano già dato un’autorizzazione generale nel 2009-2010 alla trattazione dei dati personali che però ora non viene più ritenuta sufficiente dal Garante - a districarsi nel burocratese sanitario del modulo, è stato predisposto anche un foglio esplicativo dal titolo “Informativa sul dossier sanitario”.

La premessa è che la costituzione del dossier sanitario è facoltativa e libera; si specifica che “sebbene si sia già espresso il consenso generale al trattamento dei dati sanitari, qualora si ritenesse opportuno attivare il dossier sanitario è necessario rilasciare uno specifico consenso, che naturalmente si potrà revocare in qualsiasi momento”.

E nel caso di mancata autorizzazione o di revoca del precedente consenso?

«Nessun sanitario - si assicura nel foglio informativo - potrà più consultare i dati di salute pregressi».

Ma questo significa che non si potrà più accedere alle cure di cui si ha bisogno?

No, quelle sono garantite, il rischio è di privare il medico di un quadro clinico completo, per fare la diagnosi e prescrivere la cura.

E nel caso di un ricovero di emergenza, in cui il paziente non sia in grado di dare o negare il consenso?

L’Asl “garantisce che l’accesso ai dati clinici reso possibile dal dossier sanitario è consentito solo durante la cura e nel caso di urgenza/emergenza”.

L’oscuramento. Tra le varie possibilità di tutela della privacy c’è anche il diritto di oscurare, ovvero chiedere che non vengano inseriti nel dossier sanitario alcuni eventi clinici o determinate prestazioni: una decisione questa che può essere revocata successivamente. Viene riconosciuto inoltre al singolo il diritto di conoscere l’identità di chi ha avuto accesso ai suoi dati.

Plaude alle nuove disposizioni Walter Andreaus, direttore del Centro consumatori: «Abbiamo richiamato più volte sia l’Asl che la Provincia al rispetto della privacy, ma finora se ne sono infischiati. Finalmente ci si adegua a quello che avviene nel resto d’Europa, dove si cura la gente e nel contempo si garantisce il diritto della privacy su dati sensibili che possono essere usati per ragioni che nulla hanno a che fare con la salvaguardia della salute».