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BOLZANO. Il futuro dell'ospedale San Maurizio di Bolzano con il suo mega-cantiere aperto da anni e che dovrebbe essere ultimato, almeno nella sua parti strategiche, entro il 2016 è messo seriamente a rischio dai tagli e dai ritardi del governo Monti. Ma non ci sono solo quelle scelte a pesare sui finanziamenti e quindi sui tempi di ultimazione dei lavori: sarebbe infatti del 27 gennaio scorso la decisione del Comitato di piano per le strutture ospedaliere provinciali che ha fatto "migrare" circa venti milioni di euro dai capitoli per il San Maurizio di Bolzano a quelli del nosocomio di Vipiteno per la ristrutturazione globale di quelle sale operatorie.
E proprio mentre a Bolzano personale medico e paramedico, ma soprattutto pazienti, devono fare i conti con un pronto soccorso da "codice rosso" e al tempo stesso con un reparto di medicina al collasso con ammalati distribuiti praticamente in quasi tutti i reparti del San Maurizio, invece di accelerare sulla ristrutturazione in atto in modo da dare risposte in tempi certi e possibilmente anche più brevi, si preferisce investire in misura anche consistente sulla periferia. Questione "antica" - si dirà - quella della presenza di sette ospedali sul territorio altoatesino; tuttavia non si tratta di mettere in campo una qualche "guerra" fra capoluogo e periferia, quanto semmai di razionalizzare l'uso delle strutture e quindi delle risorse.
Presidiando certo con tutti i servizi essenziali il territorio, ma concentrando gli onerosi sforzi per le specializzazioni - chirurgiche, mediche e di laboratorio in particolare - nell'unica struttura in grado di poterle accogliere, ovvero quella del San Maurizio di Bolzano. Del resto è dell'altro giorno l'allarme per il finanziamento del complesso quanto grande cantiere dell'ospedale di Bolzano per il quale si stima un investimento pluriennale di oltre 469 milioni di euro, in parte già messo in cantiere e pure ultimato. come con il parcheggio sotterraneo, il nuovo tunnel di servizio e le palazzine per le nuove cliniche. Ma c'è ancora molto da fare, tanto per citare alcuni esempi, dalla ristrutturazione della degenza con i nuovi parametri alberghieri al blocco per l'emergenza compreso il nuovo pronto soccorso.
Tuttavia le casse provinciali altoatesine, in particolare con la nuova stagione dei tagli imposti dal governo a partire dal Patto di Milano in poi, stanno avviandosi verso anni di crescente dimagrimento con la prima conseguenza di dover introdurre tagli alla spesa a partire naturalmente dalle opere pubbliche. Senza contare che per quelle ospedaliere vi è in più un capitolo davvero emblematico quale quello costituito da un contratto siglato ben prima del Patto di Milano del 2010, fra Bolzano e il ministero della Sanità che prevede la corresponsione da parte di Roma di un contributo di ben 47 milioni per la ristrutturazione proprio del San Maurizio: ma quei soldi a Bolzano non sono mai arrivati.
Dunque difficoltà su difficoltà, incertezza su incertezza per una struttura ospedaliera che dovrebbe essere punto di riferimento qualitativo a livello regionale e "interfaccia" della struttura universitaria di Innsbruck. Anche se il neo vicerettore dell'ateneo tirolese Roland Psenner - originario dell'Alto Adige - ieri ha bocciato il progetto di una facoltà di medicina a Bolzano che "sarebbe troppo piccola e isolata per potersi giustificare quando a pochi chilometri c'è la nostra facoltà di Innsbruck sulla quale eventualmente anche Bolzano potrebbe investire".
Esplicito l'altro giorno l'assessore provinciale ai lavori pubblici Florian Mussner: «Se da Roma non arriveranno quei 47 milioni, è ovvio che dovremo ricercare nuove forme di finanziamento a partire dal coinvolgimento dell'economia locale; e la formula del project financing nelle sue diverse modalità potrà sicuramente fare al caso nostro. Perché quel progetto sul San Maurizio - sottolinea Mussner - lo vogliamo portare a compimento». Certo che se poi oltre al governo Monti anche la stessa Provincia ci mette lo zampino spostando fondi in periferia il San Maurizio rischia di essere un'incompiuta ancora per anni. o.donatini@altoadige.it
E proprio mentre a Bolzano personale medico e paramedico, ma soprattutto pazienti, devono fare i conti con un pronto soccorso da "codice rosso" e al tempo stesso con un reparto di medicina al collasso con ammalati distribuiti praticamente in quasi tutti i reparti del San Maurizio, invece di accelerare sulla ristrutturazione in atto in modo da dare risposte in tempi certi e possibilmente anche più brevi, si preferisce investire in misura anche consistente sulla periferia. Questione "antica" - si dirà - quella della presenza di sette ospedali sul territorio altoatesino; tuttavia non si tratta di mettere in campo una qualche "guerra" fra capoluogo e periferia, quanto semmai di razionalizzare l'uso delle strutture e quindi delle risorse.
Presidiando certo con tutti i servizi essenziali il territorio, ma concentrando gli onerosi sforzi per le specializzazioni - chirurgiche, mediche e di laboratorio in particolare - nell'unica struttura in grado di poterle accogliere, ovvero quella del San Maurizio di Bolzano. Del resto è dell'altro giorno l'allarme per il finanziamento del complesso quanto grande cantiere dell'ospedale di Bolzano per il quale si stima un investimento pluriennale di oltre 469 milioni di euro, in parte già messo in cantiere e pure ultimato. come con il parcheggio sotterraneo, il nuovo tunnel di servizio e le palazzine per le nuove cliniche. Ma c'è ancora molto da fare, tanto per citare alcuni esempi, dalla ristrutturazione della degenza con i nuovi parametri alberghieri al blocco per l'emergenza compreso il nuovo pronto soccorso.
Tuttavia le casse provinciali altoatesine, in particolare con la nuova stagione dei tagli imposti dal governo a partire dal Patto di Milano in poi, stanno avviandosi verso anni di crescente dimagrimento con la prima conseguenza di dover introdurre tagli alla spesa a partire naturalmente dalle opere pubbliche. Senza contare che per quelle ospedaliere vi è in più un capitolo davvero emblematico quale quello costituito da un contratto siglato ben prima del Patto di Milano del 2010, fra Bolzano e il ministero della Sanità che prevede la corresponsione da parte di Roma di un contributo di ben 47 milioni per la ristrutturazione proprio del San Maurizio: ma quei soldi a Bolzano non sono mai arrivati.
Dunque difficoltà su difficoltà, incertezza su incertezza per una struttura ospedaliera che dovrebbe essere punto di riferimento qualitativo a livello regionale e "interfaccia" della struttura universitaria di Innsbruck. Anche se il neo vicerettore dell'ateneo tirolese Roland Psenner - originario dell'Alto Adige - ieri ha bocciato il progetto di una facoltà di medicina a Bolzano che "sarebbe troppo piccola e isolata per potersi giustificare quando a pochi chilometri c'è la nostra facoltà di Innsbruck sulla quale eventualmente anche Bolzano potrebbe investire".
Esplicito l'altro giorno l'assessore provinciale ai lavori pubblici Florian Mussner: «Se da Roma non arriveranno quei 47 milioni, è ovvio che dovremo ricercare nuove forme di finanziamento a partire dal coinvolgimento dell'economia locale; e la formula del project financing nelle sue diverse modalità potrà sicuramente fare al caso nostro. Perché quel progetto sul San Maurizio - sottolinea Mussner - lo vogliamo portare a compimento». Certo che se poi oltre al governo Monti anche la stessa Provincia ci mette lo zampino spostando fondi in periferia il San Maurizio rischia di essere un'incompiuta ancora per anni. o.donatini@altoadige.it
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