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BOLZANO. A 48 ore dal ballottaggio tra Renzo Caramaschi e Mario Tagnin, abbiamo chiesto al professor Antonio Scaglia, docente universitario, cosa pensa di questa campagna. «Che mi sembrano le elezioni del "si vedrà". Tutto si rimanda. E a nulla di quello che conta sul serio si risponde».
Del tipo?
«Sono assenti i grandi temi del nostro futuro. Dall'aeroporto alle infrastrutture, all'immigrazione, alle alleanze vere e non a quelle finte, al futuro dell'autonomia. I due candidati scappano, slalomeggiano. Si defilano all'unisono dicendo: questo non ci riguarda, quello spetta alla Provincia, di questo no, non parlo perché ci divide...".
Scaglia guarda a Caramaschi e a Tagnin e a tutto quello che gira loro attorno da sociologo trentino prestato a Bolzano ormai da tempo. Cattedra di pianificazione sociale all'università, un libro in arrivo su "Orgoglio borghese e utopia popolare" dedicato alle due anime della città, quella di qua e di là dal Talvera, l'urbanistica e la società spaccata in due, Scaglia adesso spesso vive vicino ad uno degli snodi logistici della campagna, l'angolo della farmacia Ferrari. Dove un banchetto elettorale tira l'altro senza distinzione di simbolo.
Deluso?
«Magari no, me lo aspettavo».
E dunque?
«Ci stiamo trascinando stancamente verso il ballottaggio pieni solo di promesse. Sappiamo tutto o quasi sui lampioni delle passeggiate, sulle telecamere, sulle panchine ma niente di quello che invece dovrebbe riempire la politica».
Hanno iniziato con Benko, no? dicendo che c'era il referendum a dirimere, adesso stessa cosa con l'aeroporto.
«Questi sono due esempi pratici del "si vedrà", sono d'accordo. E la ragione, in questo caso, è chiara».
Sarebbe?
«I candidati tentano di tenere insieme coalizioni che non stanno insieme. Caramaschi sa che su urbanistica e trasporti i Verdi sono per il no e litigano col Pd; Tagnin che il suo sindaco a Laives fa le barricate. Insomma, tirano a campare evitando di dire chiare certe cose».
E questo minimalismo si riflette anche sulla qualità della campagna?
«Assolutamente sì. Io vedo tutti i giorni questi giovani migranti che passeggiano su e giù lungo i portici. Non danno fastidio assolutamente ma mi chiedo: possibile che io elettore non possa sapere cosa intendono fare i due candidati? Quali politiche, che logistica».
Ci pensa la Provincia?
«Sì, ma Bolzano? Noi che faremo, come dovremo comportarci. Ma non solo. Si discute di terzo Statuto, di rapporti tra i gruppi. Possibile che la politica non tiri fuori uno straccio di idea? E poi lo sviluppo urbano, le opere. Fuori dall'Areale nulla?».
Hanno alleanze composite, c'è da capirli.
«Ma la gente, soprattutto i giovani, non capiscono loro. Vorrebbero slogan chiari. Che magari sottintendano chiare volontà di risolvere quel problema e in che modo. E poi ho un'idea anche sulle alleanze».
Prego.
«Se la Svp dice no ai Verdi e Caramaschi, appoggiato dalla Svp in modo strategico dice sì, io vorrei sapere a chi credere. Non vorrei accontentarmi di un "vedremo poi". E anche a destra: che si fa di Casapound o della Lega che va ai raduni secessionisti? Insomma, prendono tempo. Ma così non va».
La risposta dei due candidati spesso, è che delle questioni importanti dovrà occuparsi o un referendum o la Provincia, non Bolzano. Condivide?
«No. Che significa? Bolzano dovrebbe starsene fuori, fare il Pilato? Il capoluogo ha una storia pesante, certamente, è stato a lungo diviso tra nazionalismo e tradizione, tra tricolore e Heimat ma in passato è stato il luogo della politica vera, dove si aprivano dibattiti, si sperimentava il bilinguismo precoce, la convivenza. Si discuteva di urbanistica ad un certo livello mettendo insieme politica e sociologia. Il sindaco di Bolzano "deve" intervenire sulle grandi questioni. E' l'altra faccia di Kompatscher. Dovrà guidare una città al centro dei problemi e non ai margini».


