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BOLZANO. La donna indiana di 62 anni morta il 15 dicembre dello scorso anno dopo un presunto scambio di provette all’ospedale di Bolzano, sarebbe deceduta a seguito di un infarto. E’ il primo dato, non ancora ufficiale, emerso dalla perizia sulle cause del decesso affidata al dottor Marco Scaglione, medico legale di Milano. Come si ricorderà gli accertamenti necrocopici di routine, subito dopo la tragedia, non permisero di individuare le cause certe della morte. Di qui la decisione del giudice Andrea Pappalardo di disporre una perizia necroscopica alla quale stanno partecipando anche i consulenti di difesa di alcuni dei sanitari indagati che in tutto sono 17. Gli accertamenti sono ancora in corso e proprio lunedì prossimo a Verona il perito ed i vari consulenti si ritroveranno per tirare le prime conclusioni. Come detto i dati emersi dalle analisi su tessuti del cuore hanno permesso di scoprire che la donna sarebbe deceduta per infarto. La perizia, però, dovrà anche stabilire se il presunto scambio di provette possa aver avuto un ruolo diretto nel dramma. Il sospetto, ovviamente, è che in occasione dei primi controlli ospedalieri , a seguito dell’errore, i sanitari non furono in grado di accorgersi cosa stesse avvenendo. Si tratta, per il momento, di una ipotesi di lavoro che però prende le mosse dal primo dato emerso dalla perizia e cioè del probabile infarto. Come si ricorderà, la donna un paio di giorni prima di morire si era presentata al pronto soccorso chiedendo di essere aiutata e visitata perchè non si sentiva bene. Un malessere che l'aveva preoccupata non poco e che l'aveva convinta ad accettare di essere accompagnata all'ospedale dal marito. Quel giorno però i medici optarono per alcuni accertamenti con analisi del sangue. Per la signora indiana furono disposti due accertamenti a conclusione dei quali la donna fu dimessa con una diagnosi rassicurante. I medici che si trovavano in servizio e che trattarono il caso, non si resero però conto che alla donna furono consegnati tre referti (invece di due). Un particolare che avrebbe dovuto - secondo gli inquirenti - fare scattare l'allarme per il dubbio che fosse stato commesso un errore. In effetti pare ormai assodato che alla donna siano stati consegnati per errore i referti relativi ad un'altra paziente che si trovò un referto in meno. Fu così che la signora indiana venne dimessa con la rassicurazione che non vi sarebbe stato nulla di grave, salvo poi accorgersi dell'errore. Fu in effetti proprio l'ospedale ( probabilmente ricontrollando l'anomalia dei referti) a richiamare con urgenza la paziente indiana a sottoporsi a cure specifiche. Che però si sarebbero rivelate tardive.(ma.be.)
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