BOLZANO. Un brindisi, un buffet minimale (offerto dal presidente Maurizio Vezzali), un mazzo di fiori alle colleghe. Si è chiusa ieri pomeriggio, in tono minore, la legislatura del consiglio provinciale 2008-2013. La giunta continuerà a riunirsi fino a dopo le elezioni, per i consiglieri invece è il momento dei saluti. La maggior parte di loro punta alla rielezione. Chissà quanti ce la faranno. Per otto, tra consiglieri e assessori, invece il ritorno alla vita privata è già una certezza, perché non sono ricandidati. Tra questi c’è il presidente Luis Durnwalder, che chiude una potente carriera politica iniziata nel 1973 con il suo ingresso come consigliere provinciale, proseguita dal 1989 come Landeshauptmann (vedi articolo sotto, ndr). Il presidente Maurizio Vezzali (Alto Adige nel cuore) ha salutato le consigliere con un mazzo di fiori e ricordato la biografia politica degli otto colleghi che non si ricandidano. Tutti della Svp, a proposito di rinnovamento: Durnwalder, l’assessore Sabina Kasslatter Mur, la presidente del consiglio regionale Rosa Thaler, il capogruppo Walter Baumgartner, la vicepresidente Julia Unterberger, Hanspeter Munter, Georg Pardeller e Martina Ladurner. È stata una legislatura difficile. Iniziano i bilanci. Per le opposizioni questo resterà come il quinquennio dello scandalo Sel e di «leggi più immagine che di sostanza». Per la maggioranza il bilancio è positivo, «una legislatura produttiva». Il vicepresidente Christian Tommasini (Pd) è riuscito a vedere approvata la legge sull’edilizia abitativa con le norme sul Bausparen, «che affiancano formule innovative al classico contributo. Ammetto poi di avere ottenuto sul bilinguismo più di quanto non mi aspettassi». Tommasini non glissa sugli attriti con la Svp: «Non abbiamo condiviso la legge sulla democrazia diretta, ci siamo confrontati a lungo sulla toponomastica e sul calendario scolastico ho sudato troppe camicie. Quest’ultimo è un punto che spero potrà cambiare con il presidente Kompatscher. La Svp deve comprendere che il mondo urbano ha necessità diverse dal mondo rurale: è una questione sociale, non etnica». Per Julia Unterberger «è strano essere qui per l’ultima seduta, anche se la scelta di non candidarmi è stata mia. Sono soddisfatta: la modifica del regolamento consiliare, su cui ho lavorato, ha permesso di approvare leggi, la toponomastica per prima, bloccate da anni. Peccato invece per la legge urbanistica: andava riscritta e non ci siamo riusciti». Arnold Schuler (Svp) cita come vertice negativo lo scandalo energia, mentre il segno positivo della legislatura è stata «l’approvazione di numerose leggi proposte dal consiglio e non dalla giunta. Una democratizzazione del governo provinciale. Dovrebbe essere la procedura normale, ma non era stato così in precedenza».
Di legge urbanistica parla anche Riccardo Dello Sbarba (Verdi): «Consegniamo alla prossima legislatura quell’insieme di norme urbanistiche ad personam, cui se ne sono aggiunte altre, come la lex Benko. Ovviamente, questa resterà come la consiliatura dello scandalo energia, il più colossale nella storia dell’autonomia. La nostra battaglia per la trasparenza è stata decisiva: la vicenda penale sembrava ridotta alla sola manipolazione della gara sulla centrale di S. Antonio, mentre poi si è allargato a dismisura sia il fronte penale, che quello politico. L’analisi dei contratti con Enel ed Edison dimostra che la Sel “doveva” vincere le gare. Non dimentichiamo, per restare sulla legalità, che ben tre consiglieri sono stati allontanati perché ineleggibili (Barbara Repetto, Dieter Steger e Christian Egartner). La giudico una legislatura debole: la conclusione dell’èra Durnwalder, innovativa nei primi dieci anni come presidente, poi ripiegata sulla politica come potere e affarismo». Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) inizia dalle novità positive degli ultimi cinque anni: «Alcuni colleghi della Svp hanno introdotto un approccio pragmatico e sereno, che in diversi casi ha consentito di lavorare bene e risolvere problemi. Peccato che il vento di novità si sia infranto contro il solito muro eretto sui temi etnici: una occasione persa». Infine Ulli Mair (Freiheitlichen): «Lo scandalo, i consiglieri ineleggibili, i litigi interni alla Svp... Chissà se gli elettori se ne ricorderanno. Resta una legge urbanistica illeggibile, cui si sono aggiunte vuote leggi quadro su integrazione e famiglia».
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