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BOLZANO. Il consiglio provinciale si congeda affrontando il caso Sel, il clamoroso scandalo sulle gare truccate costato una condanna per patteggiamento all’ex assessore Michl Laimer e al direttore generale della Sel Maximilian Rainer. È iniziata ieri l’ultima sessione del consiglio 2008-2013. Al centro della giornata, la discussione sui lavori della commissione d’inchiesta speciale sul caso Sel. L’opposizione non ha fatto sconti alla giunta provinciale. La Sel «doveva» vincere le gare, è il giudizio di condanna politico che esce dal Consiglio. «Errori ci sono stati», replica Elmar Pichler Rolle (Svp), «ma tutti noi, maggioranza e opposizione, ci troviamo d’accordo su un punto centrale: non dobbiamo buttare a mare tutto, è essenziale trovare una soluzione con le parti coinvolte, Comuni e privati». Tre le relazioni di minoranza presentate: Riccardo Dello Sbarba (Verdi), Thomas Egger (Wir Südtiroler) e Andreas Pöder (Bürger Union). La relazione conclusiva della presidente Elena Artioli (Team A) è arrivata del tutto monca, dopo il braccio di ferro in commissione con la Svp. Artioli si è rifiutata di leggerla, mentre ha elencato i punti stralciati.
La replica è toccata all’assessore all’Energia Florian Mussner: «Bisogna trovare una via d'uscita alla questione delle concessioni, la Provincia ci sta lavorando da più di un anno ed è sulla strada giusta. Siamo in trattative con l'Azienda energetica e gli attori della Venosta: non si lascia certo una bomba innescata. Si sta parlando di alleanze e collaborazioni, si sta cercando una pacificazione degli attori e un accordo con i Comuni, che devono svolgere un ruolo importante. Ci vuole anche una riflessione sull'autonomia energetica: si sta facendo il possibile anche per garantire gli attuali posti di lavoro e ulteriori posti di lavoro innovativi per il futuro. L'energia elettrica deve andare a beneficio della popolazione della provincia, e va gestita al meglio, anche con eventuali quote di partecipazione private».
Dello Sbarba ha ricordato l’audizione del procuratore Guido Rispoli: «Ci ha indicato tre punti critici. Il ruolo dei tecnici, i cui pareri non possono essere ribaltati in sede politica, com'è avvenuto. Il rigore delle leggi, che in questa vicenda è mancato, tanto che la legge provinciale non indicava nemmeno in quale ufficio dovessero essere depositate le domande. La distinzione dei ruoli, totalmente assente in un contesto in cui la Provincia era giudice di gare cui contemporaneamente partecipava tramite Sel. Queste carenze hanno privato il sistema politico-amministrativo di quegli anticorpi necessari a prevenire il peggio. E il peggio è accaduto». Egger si è concentrato sulle società fiduciarie, sottolineando che «le loro attività diventano problematiche quando i fiduciari sono politici che se ne servono per celare all'opinione pubblica certi conflitti d'interesse. Sono stato io stesso e i Freiheitlichen a denunciare nel 2011 il problema, e a trasmettere alla Procura un esposto in merito alla "Stein an Stein" e ad altre fiduciarie». Duro Pöder: «La Sel è diventata una riserva di cariche" per la Svp e le cordate finanziarie dell'Alto Adige. Il suo monopolio ha fatto quattro vittime: la credibilità della politica altoatesina, la democrazia, i cittadini e i Comuni». Pichler Rolle: «Gli esperti giuridici in commissione hanno chiarito che le gare si sono svolte secondo le norme di legge, a prescindere dal doppio ruolo della Provincia». Così Artioli: «L'intento nobile di gestire l'energia locale è stato gestito in maniera poco trasparente e arrogante».
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