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di Daniela Mimmi
Doppio appuntamento con Bolzano Danza per la Compagnia Abbondanza/Bertoni. Domani 18 luglio, ore 21, sarà nello studio del Teatro Comunale con la prima assoluta di “Scena madre”, con le coreografie di Antonella Bertoni e la regia di Michele Abbondanza. Sul palco, oltre alla Bertoni, c’è anche sua madre, Paola Faleschini. Il loro secondo spettacolo è il 25 luglio, sempre alle 21,nella sala grande del Teatro Comunale: “Il ballo del Qua”, firmato da entrambi e che vede sul palco il figlio di Abbondanza, Tobia.
La famosa coppia di ballerini-coreografi torna a Bolzano dopo il lavoro site-specific alla Torre dell’Eurac lo scorso anno, il debutto di A libera figura e la presentazione de La Massa nel 2010. Quest’anno portano due nuovi progetti, entrambi dedicati al rapporto intergenerazionale. Li abbiamo intervistati durante una delle poche tappe della loro vita errabonda. Cominciamo da Abbondanza.
Due vostri spettacoli nel cartellone di Bolzano Danza 2012 e tante collaborazioni nel passato. Cosa vi lega a Bolzano?
«Oltre alla vicinanza geografica (la sede della Compagnia è a Rovereto, ndr.), c’è un legame ormai storico con Bolzano e ormai anche di amicizia con tutto il team. Abbiamo fatto molti begli spettacoli lì».
Due balletti sull’incontro tra le generazioni. Non è un tema ostico per questo genere d’arte?
«È un tema molto difficile e per noi è una bella sfida. Soprattutto perchè oggi le generazioni si confondono, i padri non sono più tali ma fanno gli amici dei figli. Ma il bello del teatro è proprio che riesce a far diventare immaginabile quello che è inimmaginabile, e il balletto dà forma all’invisibile».
Nel balletto della Bertoni con la madre, avviene questo incontro? E come si risolve? Trovano un linguaggio comune?
«L’incontro può essere anche un conflitto. Antonella è molto coinvolta emotivamente. La sua mamma non è mai stata su un palco, ma ha fatto la ginnasta. Il giorno dopo il debutto bolzanino compie 79 anni, quindi ho dovuto tenere conto del suo modo di muoversi e comportarsi. Il loro è comunque un confronto anche sul piano fisico. Io non cerco una comprensione logia, ma piuttosto semantica. Il balletto non racconta una storia, ma raccoglie episodi dei rapporti, a volte anche burrascosi, tra Antonella e la madre».
Ma secondo lei, le generazioni si incontrano?
«Devono incontrarsi. Siamo su questo mondo proprio per incontraci: persone di tutte le età e tutte le razze. E ballare aiuta l’incontro».
Con Antonella Bertoni parliamo proprio del balletto che, per la prima volta, farà con la madre a Bolzano. «Il rapporto della figlia con la madre è molto complicato e difficile, è terreno di forti conflitti, ma anche di molta tenerezza. Adesso mia madre è anziana, ha problemi di memoria ed è tutto molto complicato e il mio coinvolgimento è enorme», così Bertoni.
Qual è il significato del Ballo del Qua? I bambini sono molto crudeli, come fanno a “liberarci dalla serietà della vita”, come ha scritto lei?
«La loro non è crudeltà. Semplicemente i loro rapporti non sono filtrati dalla coscienza o dalle regole sociali, sono più liberi, diretti. Sanno parlare con naturalezza della morte, per esempio. Loro ci aiutano a liberarci dai nostri schemi mentali».
E sul palco ci saranno dei bambini.
«Sì, sono i ragazzini che hanno seguito il nostro corso. Questo non è un saggio. Loro hanno creato insieme a noi uno spettacolo per gli adulti e sono coscienti in modo diverso dal pubblico adulto. Del resto il palco è un bel posto dove incontrarsi, perchè il teatro è la metafora della vita, tutto è più leggibile e l’esperienza più autentica».
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