SCENA. L'impianto di pescicoltura che la Provincia, attraverso il centro sperimentale di Laimburg, gestisce lungo il Passirio sopra il campo sportivo di Scena potrebbe avere i mesi contati, almeno nella sua attuale configurazione. A dare il colpo di grazia alla struttura, così come la conosciamo oggi, e quindi ad accelerare i propositi di revisione avanzati già lo scorso autunno dall'assessore provinciale Arnold Schuler potrebbe essere la vicenda che sta prendendo forma in questi giorni.

Pare infatti che la produzione di trota marmorata, la cui conservazione e incremento è il principale obiettivo della pescicoltura sul Passirio, che si sviluppa prima dentro le vasche sopra Lazago e poi serve per ripopolare i torrenti altoatesini, non sarebbe originale. In sostanza i pesci prodotti dalla pescicoltura nella quale la Provincia nel corso degli anni ha speso alcuni milioni di euro sarebbero degli ibridi.

Se così davvero fosse, si tratterebbe di un colpo per la principale missione dell'impianto che fa parte del centro sperimentale di Laimburg, un impianto che dà lavoro a dieci persone (un direttore, due impiegate e sette operai). "Abbiamo immediatamente attivato i nostri uffici – spiega l'assessore provinciale Arnold Schuler, interpellato ieri mattina – per effettuare delle verifiche urgenti. Prima di dire se effettivamente siamo in presenza di trote marmorate non originali ci vorranno dalle due alle tre settimane".

Ogni anno nella struttura all’imbocco della val Passiria vengono prodotti dai 2 ai 3 milioni di uova, che poi una volta trasformatisi in trota vengono utilizzati per ripopolare i torrenti provinciali. Cosa accadrà ora se quelle uova risulteranno essere ibride e non originali?

"Guardi, io parto da un altro punto – risponde Schuler – ovvero il compito dell'ente pubblico non deve essere quello di produrre pesce, ma effettuare un lavoro scientifico, ricerche di acquicoltura. Per questo già lo scorso autunno avevo proposto di intervenire con una ristrutturazione della pescicoltura provinciale".

Il rischio ora è concreto: l'impianto potrebbe essere ridimensionato e il personale trasferito. "I dipendenti non rischiano nulla, nel senso che – continua l'assessore provinciale – al massimo potrebbero cambiare lavoro. Certo se fosse appurato che le trote prodotte non sono originali, tutto potrebbe essere accelerato".

Ogni anno, dal 2000 (anno di apertura del centro di studio e allevamento della trota marmorata), i costi sostenuti da Laimburg per far funzionare la struttura sono stati superiori ai ricavi incamerati grazie alla vendita del pesce. A fronte di spese di gestione annue variabili tra i 350 e i 400 mila euro, gli incassi sono stati al massimo di 200 mila euro all'anno. Nei primi 4 anni di attività la pescicoltura di Lazago aveva prodotto un deficit gestionale di 800 mila euro, che solo il centro sperimentale di Laimburg, attraverso il sostegno della Provincia, ha ripianato. A fornire i dati e a giustificare la spesa allora era stato il presidente Luis Durnwalder, rispondendo a quesiti posti dall’allora consigliere provinciale Mauro Minniti.

I costi sarebbero stati giustificati, diceva Durnwalder, «dal lavoro scientifico svolto sulla trota marmorata, dal lavoro pubblico e dal lavoro di produzione». Se ora fosse appurata la non originalità della produzione di Lazago sarebbe un problema. La gestione da parte della Provincia, attraverso il centro sperimentale di Laimburg, della pescicoltura di Lazago risale agli anni ’90, quando la struttura pubblica rilevò l'attività fino a quel punto svolta dalla famiglia Destro. Come primo provvedimento, fu chiusa l'attività di pesca sportiva, concentrando gli sforzi sull'allevamento di pesci, attività che anche in passato era comunque stata seguita. (rog)

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