BOLZANO. «Contrariamente a quanto può dire o sperare qualcuno non ho alcuna intenzione di andarmene. Anzi, sarò più preciso: resto qui per i prossimi dieci anni. L’obiettivo è migliorare la qualità del servizio sanitario e l’efficienza, dando attuazione al Piano 2016-2020, approvato nell’ultima seduta della giunta provinciale». Nel suo ufficio di via Cassa di Risparmio Thomas Schael, direttore generale dell’Asl, ribatte ridendo alle voci che periodicamente lo danno in partenza per altri lidi. L’ultima volta, in ordine cronologico, solo pochi giorni fa, quando si è diffusa la notizia che aveva partecipato, senza superarlo, ad un concorso per la carica di direttore generale dell’Asl in Piemonte.

Stabilito quindi che è deciso a rimanere, perché non consegna gli ultimi dati Pasdera (lo studio che a livello provinciale mette a confronto i costi effettivi e i costi standard di tutti i reparti) ai sindacati che ora minacciano di ricorrere al giudice per ottenerli?

«Già fatto: li abbiamo inviati questa mattina».

Perché ogni volta ci sono tutti questi problemi a mostrare i dati: c’è qualcosa da nascondere?

«Nulla, assolutamente. Li vuol vedere anche lei? Prego, sono qui».

Da questa montagna di dati cosa emerge: quali sono i reparti che costano di più, in relazione alle prestazioni erogate?

«Non li ho neppure guardati. E non lo farò neanche nei prossimi giorni».

Scusi, ma non servono per avere un quadro preciso dei costi e quindi decidere le strategie oppure non si vuol vedere che - come sostiene il sindacato Anaao - certi reparti della periferia costano molto di più che a Bolzano ?

«Questi dati si riferiscono al 2013, capisce che nel frattempo è cambiato il mondo. E comunque il mio obiettivo non è fare la lista di buoni e cattivi, ma garantire un servizio efficiente e di qualità a tutti i cittadini. Per questo è importante confrontarsi con le altre realtà nazionali e non guardare solo ciò che avviene nella nostra piccola provincia. In quest’ottica stiamo partecipando con il Friuli ad un progetto che punta a stabilire il costo standard annuo per un paziente affetto da diabete - di cui in Alto Adige soffrono 20 mila persone - prendendo in considerazione tutto: dalle visite specialistiche agli esami, ai farmaci».

Il sindacato insiste per vedere i dati più recenti.

«Io sono arrivato nel 2015 e ho chiesto esplicitamente che lo studio Pasdera relativo al 2014 non venisse neppur fatto, perché non mi interessava. Fra un po’, quando saranno completati quelli del 2015, li consegneremo al sindacato Anaao».

E questi dati le interessano oppure no?

«Certo, mi interessano e ancora più quelli di quest’anno dove già si cominceranno a vedere gli effetti della cura Schael sulla sanità altoatesina».

E quindi gli studi Pasdera precedenti hanno solo un valore statistico?

«Non solo quello. Dal 2011 in poi, grazie a questi studi siamo riusciti a dimostrare, dati alla mano, che la sanità altoatesina costa più che altrove e ci ha consentito di ottenere rimborsi superiori, rispetto a quelli previsti a livello nazionale, per i ricoveri di pazienti che arrivano da altre regioni. Oggi incassiamo tra i 6 e i 7 milioni di euro in più all’anno, rispetto al passato».

E i maggiori costi da cosa sono determinati, per esempio dal fatto che abbiamo troppi ospedali?

«Sono determinati innanzitutto dal fatto che qui il personale viene pagato di più che altrove. E comunque smettiamola con questi eterni confronti tra Bolzano e la periferia: non possiamo pensare di concentrare tutto al San Maurizio».