BOLZANO. «Le donne? Sono favolose e nel lavoro mettono solitamente più passione degli uomini». A dirlo non è un funzionario qualsiasi ma Engelbert Schaller, direttore della ripartizione personale della Provincia, 65enne di Ora con una grande passione per il calcio che lo ha spinto a vivere da protagonista anche l'ascesa dell'Fc Alto Adige, tanto da entrare anche nel cda. In un ambiente tipicamente maschile dove le donne proprio non ci sono. È il dirigente più rispettato dell'amministrazione pubblica, forse il più temuto dai sindacalisti per la preparazione, il carattere deciso e la capacità di riuscire (quasi) sempre ad avere l'ultima parola su vertenze di lavoro e contratti. A dispetto delle apparenze, peraltro, in ufficio è (felicemente) circondato da donne, delle quali è il primo a riconoscere «le grandi capacità, tanto da rendere necessario un riequilibrio anche nei posti apicali».

Dottor Schaller, quante donne ci sono nell'amministrazione provinciale?

«Tante: 8260 contro 3960 uomini. La percentuale, secondo gli ultimi dati Astat, era del 67,6 per cento».

E nella scuola?

«Le donne sono 6855 contro 1938 uomini».

Questo rapporto, però, non viene rispettato nei posti dirigenziali. Perché?

«Facciamo un passo indietro. Nella mia ripartizione ci sono 4 donne al vertice su 8 direzioni, quindi siamo perfettamente in linea con l'auspicato 50 per cento».

Ma negli altri comparti non è così. Il gap resta enorme.

«Sì, siamo ancora indietro. Rispetto a quando sono entrato io in Provincia c'è stato un ingresso massiccio di donne laureate e la percentuale del gentil sesso nei posti di vertice sta salendo. Ma sono il primo ad essere convinto che serva una sorta di adeguamento».

Cosa frena le donne nel fare carriera in Provincia?

«Direi le aspettative, spesso lunghe, per la maternità, che sono un diritto ma rappresentano, per mille motivi, un ostacolo alla carriera. Ma quando tornano al lavoro le donne, con i figli più grandi, sono delle collaboratrici ideali. Più degli uomini».

Cosa hanno, appunto, in più degli uomini?

«Intendiamoci, lavoro bene anche con gli uomini ma le donne, spesso, sanno metterci una marcia in più. Hanno più passione ed entusiasmo, qualità che sul risultato complessivo hanno un peso importante».

Lei, quando entra in Provincia e vede così tante donne cosa pensa?

«Che sono una persona fortunata. Lavoro in un bel posto e con colleghe competenti e motivate».

Veniamo alla carenza di donne in politica. Che idea si è fatto?

«Che, spesso, sono le donne a non votare le donne».

Ma lei sarebbe pronto a votare quattro donne alle prossime elezioni provinciali?

«Non ne faccio una questione di uomini e donne, ma di competenze. Se ci fossero in lista quattro donne particolarmente competenti non avrei problemi a farlo».

Lei è cresciuto in un maso. Nella società contadina di 50 anni fa che ruolo aveva la Bäuerin?

«Importantissimo. Fondamentale per tutta la famiglia, ma c'era una separazione netta dei compiti. Oggi le donne studiano, si laureano come, se non più, degli uomini e vogliono veder riconosciuta la loro competenza. E, seppur gradualmente, sta accadendo».

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