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BOLZANO. Sindaco di Plaus, presidente del Consorzio dei Comuni, poi consigliere provinciale e ora lanciato in giunta provinciale dal boom di 31.328 preferenze, il secondo più votato nella Svp dopo il presidente Arno Kompatscher (81.117 preferenze), il terzo in assoluto dopo Kompatscher e Pius Leitner dei Freiheitlichen (36.764 preferenze).
Arnold Schuler, la parabola di un «ribelle» che diventa potente assessore. È suo il pesante dipartimento che riunisce agricoltura, foreste, sperimentazione agraria e forestale, protezione civile e opere idrauliche, enti locali. Come braccio destro ha scelto il direttore di dipartimento Klaus Unterweger , che proviene proprio dal Consorzio dei comuni. Contadino senza essere candidato dal Bauernbund, ex sindaco che si troverà a trattare dall’altra parte del tavolo. Protagonista del «gran rifiuto», quando un anno fa rinunciò all’ingresso in giunta dopo il primo affondamento in consiglio provinciale per opera dei franchi tiratori della Svp. «Uno scherzetto», lo definì Durnwalder. Schuler è una delle novità della giunta Kompatscher. Come segno immediato di discontinuità, ha subito annunciato che non gestirà, come Durnwalder, il pacchetto di permessi di caccia nelle aree demaniali, una pratica contestatatissima.
Lei ha ottenuto 14.106 voti in più rispetto al 2008. Quanti di questi voti hanno premiato la sua decisione di un anno fa?
«Non lo so, ma dopo il rifiuto di entrare in giunta rimasi sorpreso dalla quantità di simpatia che mi era arrivata. In quel momento non era facile sapere come proseguire e sicuramente tutto quel consenso mi aveva aiutato. Era un modo per fare vedere che non faccio politica solo per la poltrona: in campagna elettorale moltissime persone si ricordavano di me per quell’episodio».
La giunta rispecchia la volontà di cambiamento chiesta dai vostri elettori?
«Secondo me sì, a partire proprio dal presidente, da cui molto dipende , dai volti nuovi e dalla decisione di assegnare nuovi compiti agli assessori confermati».
Non tutti sono felici. C’è chi è rimasto fuori e chi non ha ottenuto ciò che sperava.
«Ma le cose procedono. Le persone hanno capito che c’è un vento di cambiamento. Chi resta fermo è fuori».
Da assessore alla Protezione civile userà la famosa Mercedes di Durnwalder con la targa Pc?
«Certo che no e non la sta usando nemmeno Kompatscher. È troppo imponente ed è già stato annunciato che non ci sarà più».
Passiamo alle competenze.
«È un dipartimento molto omogeneo, che tiene insieme agricoltura, protezione civile e Comuni, il luogo in cui i problemi si intrecciano. È una decisione strategica unire protezione civile e opere idrauliche: i settori già collaboravano, ma ora si potrà rafforzare questa strategia per la difesa del territorio. Tra l’altro in queste ripartizioni lavorano professionisti eccellenti».
Che effetto le fa essere la controparte dei suoi ex colleghi sindaci?
«Non sarò la controparte, ma un partner, anche perché è arrivato il momento di attuare l’autonomia interna, introducendo una migliore suddivisione dei compiti tra Provincia e Comuni. È la famosa sussidiarietà: i Comuni devono fare ciò che possono fare, il resto sarà compito della Provincia. I finanziamenti dovranno essere adeguati. Più responsabilità e più libertà di manovra sugli investimenti, ad esempio scuole e impianti sportivi, senza dover passare dalla Provincia. In generale va rivisto il sistema di finanziamento. La base deve essere, come chiesto anche da Bolzano, il fabbisogno e la capacità di autofinanziamento».
Durnwalder gestiva direttamente 25 milioni per i Comuni. E lei?
«No. Quel fondo era parte di un budget che ammontava al massimo a 100 milioni per opere pubbliche. Anche in futuro sarà necessario avere un fondo perequativo. I 25 milioni resteranno, ma verranno assegnati da una commissione sulla base di criteri fissi».
Cambierà qualcosa nel sistema dei contributi all’agricoltura?
«Il primo passo sarà conoscere i finanziamenti di cui disporremo: dovremo gestire la trattativa nazionale sull’applicazione della riforma agricola europea».
Intimorito dalla lobby del Bauernbund?
«No, sono agricoltore anch’io».
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