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BOLZANO. L’Alto Adige ha molti meno orsi sul proprio territorio rispetto al Trentino. Nonostante questo, l’assessore Arnold Schuler (agricoltura, foreste, protezione civile e Comuni) ha iniziato da tempo a discutere con il collega trentino Michele Dallapiccola «per avere una strategia comune». Si sentono sempre, racconta Schuler, «in presenza di episodi particolari e anche oggi (ieri, ndr)». Già prima del ferimento del cercatore di funghi a Pizolo, Schuler si era convinto che «dobbiamo entrare nella fase due del progetto dell’orso, quella del contenimento». Questa linea è stata lanciata ieri anche a Trento, dove l’aggressione ha scatenato la discussione sul futuro del progetto Life Ursus. «Orso: per alcuni siamo irresponsabili. Per altri siamo dei killer. Usiamo solo regole che ci sono per gestire progetto problematico ereditato», ha twittato ieri pomeriggio il presidente trentino Ugo Rossi, che prende le distanze dal progetto orso. E a proposito di regole dice: «Abbiamo già chiesto di poterle cambiare, perché il progetto è vecchio e debole». A spiegare qualcosa in più, sulla direzione in cui la Provincia intende muoversi, è Dallapiccola: «Il problema è il controllo sul numero di questi esemplari in un territorio antropizzato come il nostro. Il tetto dei 50 esemplari previsto da Life Ursus è stato raggiunto, ho parlato con il collega altoatesino Schuler e siamo d’accordo sul fatto che occorra intervenire e contenerne il numero». Come? Le «catture mirate» possono essere una soluzione, spiega Dallapiccola, «Ci stiamo muovendo in ottemperanza al piano di controllo dei carnivori delle Alpi centrorientali (un territorio che interessa oltre al Trentino, anche Alto Adige, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia). Il progetto è nato per garantire la sopravvivenza dell’orso, ma noi abbiamo la responsabilità di assicurare la tutela delle persone che vivono in questi territori». Così Schuler.
Cosa pensa della aggressione a Pinzolo?
«Che ora più che mai è importante ciò che ci siamo ripromessi con Dallapiccola: elaborare insieme una strategia. Il nostro obiettivo sarebbe ottenere più autonomia dallo Stato in questo settore, perché siamo fortemente condizionati. Se ciò risulterà difficile, cercheremo di ragionare all’interno dei nostri margini di movimento. Dobbiamo elaborare la fase 2».
Cosa intende?
«In Alto Adige gli esemplari di orsi sono pochi, meno di cinque, dipende dai loro spostamenti. In Trentino le presenze sono molto più numerose, si parla di una cinquantina. La prima fase del progetto per garantire la sopravvivenza dell’orso prevedeva di arrivare a 50-60 orsi entro il 2030. Siamo arrivati a quella cifra con largo anticipo ed è il momento di pensare alla fase due. I temi su cui riflettere sono come contenere il numero e come agire quando c’è qualche orso che crea problemi veramente seri. Raggiunto l’obiettivo che ci si era posti, serve un management dello status quo».
Stiamo parlando della possibilità di abbattere gli orsi?
«La legge non lo prevede. È ammessa solo la cattura, come avverrà in Trentino, nel caso di comportamenti rischiosi. In Slovenia invece, che fa parte dell’Ue, è consentito l’abbattimento in caso di pericolo. Sono reduce da un viaggio in Romania. Ho chiesto come gestiscono lupi e orsi. Mi hanno risposto che nel Paese sono presenti 6 mila orsi. Ce ne sono 200 solo nella zona che ho visitato, grande quanto la nostra provincia. Mi sono informato se creano problemi e mi hanno risposto di no. È vero però che i loro boschi sono molto meno frequentati rispetto ai nostri». ©RIPRODUZIONE RISERVATA


