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BOLZANO. Il direttore della Fondazione Teatro Schweigkofler manda un messagio al consiglio d'ammistrazione: «Vogli restare». Il cda gli contesta la doppia attività di direttore e regista. Ma lui apre: «Pronto a concentrarmi solo sulla Fondazione».
E lancia una provocazione che in tempi di crisi sbalordisce: «Non troveranno un altro disposto a fare il direttore per solo 5.100 euro al mese». Solo? "Impossible loves", amori impossibili. Ironia della sorte, la stagione 2011/2012 di opera e danza della Fondazione porta un titolo che fa riferimento a contrastate love story come quella fra Giulietta e Romeo, ma che calza perfettamente anche con il rapporto che si era creato fra il Consiglio d'amministrazione della stessa Fondazione e il suo direttore Manfred Schweigkofler.
Il loro è diventato un amore apparentemente impossibile da quando Schweigkofler si è avventurato sempre più spesso e pure con risultati lusinghieri nel campo della regia d'opera e di musical. Ma non si tratta di invidia per i suoi successi persino americani (un "Romeo & Giuliet" per l'Opera di Philadelphia lo scorso febbraio): il possibile "divorzio" a fine 2013 sarebbe motivato dallo statuto della Fondazione. Che laddove precisa il ruolo del direttore, dice che è «responsabile della gestione economico-finanziaria e tecnica della Fondazione,... amministra il personale..., programma manifestazioni culturali, predispone il bilancio preventivo e consuntivo...».
Lo statuto, dunque, parla soprattutto del ruolo manageriale del direttore, consentendogli di occuparsi di quello culturale evidentemente fino a un certo punto. Quel possibile divorzio, ora però si sta allontanando, anche se nel CdA c'è ancora tanta voglia di aria fresca, di idee nuove. Si sta allontanando perché Schweigkofler ha fatto un passo indietro: «Ho chiesto di rinnovare il contratto, in scadenza a fine 2012, per un altro anno e mezzo, rinviando appunto per un periodo così breve il mio impegno con le regie internazionali. Non mi interessa andare in pensione da direttore della Fondazione, so che non è giusto e che ci vuole un rinnovamento, ma vorrei partecipare alla fase di cambiamento della cornice in cui avverrà il passaggio, una cornice culturale ma anche politica ed economica».
Come definirebbe questi 11 anni? «Bellissimi, ma più che la definizione mi interessa sottolineare il lavoro fatto in direzione di una società basata sulla convivenza, sulla condivisione. Quando ho iniziato c'era il teatro degli italiani, a Gries, e quello dei tedeschi, il Waltherhaus. Ora entrambi i gruppi possono dire che il loro teatro è quello di Piazza Verdi, e non solo dal punto di vista del contenitore ma da quello dei contenuti». Allora, basta regie, per un po'? «Se va bene al CdA, faremo accordi chiari. In questo momento sto tornando da Palermo, dove dirigo di "Der König Kandaules" di Zemlinski, in prima italiana il 16 maggio 2012. Se mi chiamano dal terzo teatro d'opera più importante d'Ialia è soprattutto perché hanno visto il lavoro che ho fatto a Bolzano. E porto in giro e rappresento anche l'immagine del nostro teatro. Dimenticavo: sono stato ufficialmente autorizzato ad occuparmi di questa regia...».
Per avere un direttore della Fondazione di gran nome, bisogna anche offrire molto a livello economico, e la crisi non promette nulla di buono. «Non sarà facile trovare un grande direttore che si accontenti dei 5100 euro al mese che guadagno io. Fra l'altro, ogni volta che accetto ingaggi fuori regione mi metto in aspettativa...». (fa.za.)
E lancia una provocazione che in tempi di crisi sbalordisce: «Non troveranno un altro disposto a fare il direttore per solo 5.100 euro al mese». Solo? "Impossible loves", amori impossibili. Ironia della sorte, la stagione 2011/2012 di opera e danza della Fondazione porta un titolo che fa riferimento a contrastate love story come quella fra Giulietta e Romeo, ma che calza perfettamente anche con il rapporto che si era creato fra il Consiglio d'amministrazione della stessa Fondazione e il suo direttore Manfred Schweigkofler.
Il loro è diventato un amore apparentemente impossibile da quando Schweigkofler si è avventurato sempre più spesso e pure con risultati lusinghieri nel campo della regia d'opera e di musical. Ma non si tratta di invidia per i suoi successi persino americani (un "Romeo & Giuliet" per l'Opera di Philadelphia lo scorso febbraio): il possibile "divorzio" a fine 2013 sarebbe motivato dallo statuto della Fondazione. Che laddove precisa il ruolo del direttore, dice che è «responsabile della gestione economico-finanziaria e tecnica della Fondazione,... amministra il personale..., programma manifestazioni culturali, predispone il bilancio preventivo e consuntivo...».
Lo statuto, dunque, parla soprattutto del ruolo manageriale del direttore, consentendogli di occuparsi di quello culturale evidentemente fino a un certo punto. Quel possibile divorzio, ora però si sta allontanando, anche se nel CdA c'è ancora tanta voglia di aria fresca, di idee nuove. Si sta allontanando perché Schweigkofler ha fatto un passo indietro: «Ho chiesto di rinnovare il contratto, in scadenza a fine 2012, per un altro anno e mezzo, rinviando appunto per un periodo così breve il mio impegno con le regie internazionali. Non mi interessa andare in pensione da direttore della Fondazione, so che non è giusto e che ci vuole un rinnovamento, ma vorrei partecipare alla fase di cambiamento della cornice in cui avverrà il passaggio, una cornice culturale ma anche politica ed economica».
Come definirebbe questi 11 anni? «Bellissimi, ma più che la definizione mi interessa sottolineare il lavoro fatto in direzione di una società basata sulla convivenza, sulla condivisione. Quando ho iniziato c'era il teatro degli italiani, a Gries, e quello dei tedeschi, il Waltherhaus. Ora entrambi i gruppi possono dire che il loro teatro è quello di Piazza Verdi, e non solo dal punto di vista del contenitore ma da quello dei contenuti». Allora, basta regie, per un po'? «Se va bene al CdA, faremo accordi chiari. In questo momento sto tornando da Palermo, dove dirigo di "Der König Kandaules" di Zemlinski, in prima italiana il 16 maggio 2012. Se mi chiamano dal terzo teatro d'opera più importante d'Ialia è soprattutto perché hanno visto il lavoro che ho fatto a Bolzano. E porto in giro e rappresento anche l'immagine del nostro teatro. Dimenticavo: sono stato ufficialmente autorizzato ad occuparmi di questa regia...».
Per avere un direttore della Fondazione di gran nome, bisogna anche offrire molto a livello economico, e la crisi non promette nulla di buono. «Non sarà facile trovare un grande direttore che si accontenti dei 5100 euro al mese che guadagno io. Fra l'altro, ogni volta che accetto ingaggi fuori regione mi metto in aspettativa...». (fa.za.)


