BOLZANO. C’è chi disdice; chi telefona per chiedere informazioni e poi magari sceglie un’altra meta per le prossime vacanze; chi invece decide di venire comunque in Alto Adige a sciare.

Queste le prime reazioni preoccupate di turisti italiani e stranieri dopo che in numerosi Comuni “rossi” dell’Alto Adige, è scattato il lockdown che durerà fino al 7 dicembre. Tre di questi - Ortisei, Santa Cristina e Castelrotto - sono mete tradizionali degli appassionati dello sci.

La decisione della giunta provinciale era inevitabile davanti al basso tasso di vaccinati e all’alta percentuale di nuovi contagiati. Due settimane di restrizioni - coprifuoco alle 20, locali chiusi alle 18, stop agli eventi - dovrebbero servire a frenare la corsa del virus e a convincere chi ancora non l’ha fatto, a vaccinarsi, per non ammalarsi e non contagiare gli altri.

Ma anche per salvare la stagione turistica invernale che - per quanto riguarda il Dolomiti Superski - inizia sabato: aprono le piste (non tutte ovviamente) a Plan de Corones e nel comprensorio Tre Cime; dal 4 dicembre le altre.

A preoccupare ora è l’incertezza favorita dall’irresponsabilità di chi non si vaccina, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri. A rischio ci sono anche migliaia di posti di lavoro legati all’industria dello sci.

Il presidente dell’associazione esercenti funiviari dell’Alto Adige, Helmut Sartori mette in guardia: «Il successo della stagione e quindi i numerosi posti di lavoro – circa 2.200 coloro che lavorano sugli impianti di sci – dipende da ciascuno di noi. In Alto Adige ci sono 360 impianti di risalita che generano complessivamente circa 360 milioni di fatturato (2019). Il 90% dei ricavi viene realizzato in inverno; di cui il 25-30% solo nel periodo natalizio. Le nostre imprese investono mediamente 120-180 milioni l’anno e sono quindi clienti importanti per molte imprese locali. Come datori di lavoro, è nostro dovere verificare il rispetto delle norme da parte dei dipendenti e degli ospiti. Per superare al meglio l’inverno, dobbiamo vaccinarci».