BOLZANO. Il presidente provinciale dell’Ana bacchetta il Pd; Lillo (FI) chiede l’intervento del presidente nazionale dell’Associazione nazionale alpini. È scontro elettorale sul manifesto che ritrae l’adunata degli alpini del 2012 usato dal Pd con la scritta: “Scommessa vinta”. In una lettera-esposto Enrico Lillo, esponente di Forza Italia iscritto all’Ana, chiede al presidente nazionale delle Penne nere, di far rimuovere il manifesto usato in modo definito “strumentale” dal Partito democratico e chiama in causa il presidente provinciale Ferdinando Scafariello, rimproverandogli di non aver preso subito le distanze dall’iniziativa del Pd, come invece era avvenuto nel 2013 quando il candidato di Unitalia Donato Seppi si era fatto immortalare sui manifesti elettorali con il cappello da alpino.

Presa di distanza. Nel pomeriggio la presa di posizione di Scafariello: «L’esposizione di un manifesto elettorale che richiama l’Adunata Nazionale degli Alpini a Bolzano nel 2012 come una scommessa vinta, riferendosi anche ai valori della amicizia e della responsabilità ha suscitato commenti e valutazioni negative, soprattutto dalla parte politica avversa a quella che ha prodotto il manifesto stesso. Pare evidente che l’iniziativa di utilizzare un richiamo “alpino” per finalità elettorali è quantomeno improvvida e discutibile».

Fatta questa premessa, Scafariello si chiama fuori dalle polemiche di tipo politico-elettoralistico: «Resta però il fatto che non si può chiedere agli Alpini dell’Alto Adige di emettere sentenze ovviamente destinate a supportare interessate indignazioni, pure esse con finalità elettorali. E’ innegabile che l’Adunata di Bolzano, del cui utilizzo improprio viene accusato un rappresentante politico (il sindaco Luigi Spagnolli, ndr) che è stato uno dei maggiori artefici dell’evento e che, smentendo tanti profeti di sventura, ha permesso di valutare in termini più che positivi l’impegno degli alpini per la Città e della Città per gli alpini. Si ritiene utile sottolineare che l’Ana così come previsto dal suo Statuto è Associazione apartitica e prevede precise incompatibilità per i vertici Nazionali e Sezionali, ma non nega ai singoli aderenti la facoltà di impegno politico. E’ evidente che tale impegno deve essere svolto con l’etica che è propria degli Alpini e la serietà che deve contraddistinguerli, ovviamente senza utilizzo di simboli distintivi, come il cappello, che possano confondere convinzioni e orientamenti politici personali con l’assoluta estraneità dell’associazione ad attività di questo tipo».

Il cappello. Ma nonostante quest’ultimo chiarimento sull’uso del cappello, riferito alla polemica scoppiata a suo tempo con Seppi, con cui Scafariello spiega perché i due casi sono diversi, Lillo insiste sul fatto che si stanno usando due pesi e due misure: «Non è stato usato dal presidente provinciale lo stesso metro di misura e di giudizio per la foto ritraente decine di cappelli alpini in sfilata sulle strade di Bolzano in occasione dell’Adunata Nazionale i cui proprietari peraltro non hanno certamente dato il consenso ad apparire su un manifesto elettorale del Partito Democratico».

A sollevare il caso era stato, pochi giorni fa, Alessandro Urzì, candidato sindaco del centrodestra: «La comparsa di manifesti che rappresentano l'adunata alpina di Bolzano e che ritraggono il logo del Pd - aveva scritto - offendono la natura apartitica, trasversale e nazionale delle penne nere facendone strumento di contrapposizione politica. Una offesa gravissima all'intero Corpo ed all'Ana».

Dura la replica del sindaco Spagnolli, in corsa per il terzo mandato consecutivo, via twitter: «La campagna elettorale si fa raccontando quello che si è fatto. Chi non ha fatto niente contesta chi ha fatto».