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BOLZANO. Dopo giornate ad alta tensione, torna il sereno tra i vertici della Libera università di Bolzano e il Pd. La mossa a sorpresa del presidente Konrad Bergmeister, che ha annunciato la volontà di fare due vicepresidenti, rimette infatti in gioco Andrea Felis, ispettore della Sovrintendenza scolastica e fedelissimo dell’assessore Christian Tommasini, che affiancherà Manuela Nocker, ladina, docente di organizzazione e sostenibilità all’università dell’Essex. La proposta sarà formalizzata nella riunione del 30 giugno del Consiglio dell’università e diventerà operativa nel giro di alcuni mesi.
«Quella individuata è una soluzione positiva - commenta il vicepresidente della giunta Tommasini -: si sono resi conto che c’era un problema macroscopico. La prossima settimana ci sarà comunque un incontro Pd-Svp per discutere di un progetto di riforma dell’Università».
Soddisfatto anche Felis: «Un segnale innovativo: sinceramente non me lo aspettavo».
Ottenuta dunque la poltrona, su quali fronti intende incidere il futuro vicepresidente?
«L’ho detto e lo ripeto non sono un “poltronista”: rinuncerò anche al gettone di presenza. Sono contento della decisione annunciata dal presidente Bergmeister, perché era giusto riconoscere al gruppo italiano la vicepresidenza e perché, io che provengo dal mondo della scuola e conosco quelle che sono le necessità del sistema altoatesino, voglio contribuire ad un sostanziale miglioramento di Scienze della formazione. La cosa assurda è che abbiamo un’università trilingue, ma la facoltà preposta alla formazione degli insegnanti è legata ai vecchi schemi, ovvero divisa rigorosamente tra italiani e tedeschi. Questo spiega anche le difficoltà che poi incontriamo ad applicare in maniera diffusa il metodo Clil (uso veicolare delle lingue: per intendersi matematica in tedesco e storia in inglese, ndr) che ci consentirebbe di formare studenti plurilingui. Per queste ragioni va riformata Scienze della formazione».
L’altra questione riguarda i tirocini di formazione: di questi giorni la polemica perché la Lub non è riuscita ad organizzarli a Bressanone.
«Per il 2014-2015 - spiega Felis - abbiamo trovato l’accordo con l’ateneo di Trento: sono una quindicina gli insegnanti delle scuole di secondo grado che seguiranno i corsi per insegnare poi le loro materie in un’altra lingua. L’interesse da parte dei professori c’è, anche se sono corsi molto impegnativi: 500 ore da fare durante l’anno scolastico il venerdì e il sabato. Dobbiamo essere in grado di organizzarli al più presto a Bressanone».
Per quanto riguarda invece le quote rosa, torna a prendere posizione Franca Toffol, vicepresidente della commissione pari opportunità della Provincia: «Anche se la Lub non è un ateneo pubblico, per il quale è prevista l’applicazione delle quote rose, sarebbe auspicabile una maggior rappresentanza femminile (nel cdu su sette membri ce n’è solo una, ndr). Nella società in genere qualcosa sta cambiando, ci sono però ancora forti resistenze ad applicare le quote rose, benché ci siano sempre più donne capaci e preparate».


