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BOLZANO. Più ore per tutti i docenti, aumenti di stipendio fino al 30% per i professori impegnati in ruoli organizzativi (vicepresidi, docenti senior) o attività specializzate (lingue e informatica), scuole aperte fino alle 22, abilitazione all’insegnamento conseguita direttamente durante il percorso universitario, bonus fiscale per ogni investimento privato nella scuola. Sono alcune delle misure contenute nel pacchetto per la scuola che si sta elaborando a livello romano e dovrebbero portare una ventata di aria nuova.
Pura velleità o c’è qualcosa di concreto? Lo abbiamo chiesto a due presidi, Laura Canal e Calogero Arcieri, che da Bolzano stanno seguendo il dibattito che si sta sviluppando a livello nazionale.
Canal, docente di lettere, da 15 anni preside del Liceo delle scienze umane Pascoli con circa 650 studenti, va subito al sodo: «In Alto Adige l’orario settimanale dei docenti è di venti ore in classe o da dedicare ad attività funzionali. Credo che la stragrande maggioranza dei professori non avrebbe alcun problema ad arrivare anche a 32, ma ovviamente devono essere pagati».
Scusi, ma una delle critiche che più spesso vengono rivolte agli insegnanti è di lavorare poco: ci sono le vacanze estive alle quali si aggiungono quelle di Natale, Carnevale, Pasqua oltre alla settimana Sharm. All’estero, vedi la vicina Germania, non ci sono tutte queste ferie.
«Innanzitutto va sfatato il luogo comune che gli insegnanti lavorano poco. Se si hanno gli esami di maturità si è occupati fino al 10 luglio e dal 20 agosto cominciano i corsi di recupero, il 25 iniziano gli esami. Il 9 settembre riaprono le scuole. Fatte queste considerazioni, credo che la maggior parte degli insegnanti sarebbe disposta a fare più ore, sull’esempio di quanto avviene in Germania, ma allora vanno pagati anche come in Germania, dove i docenti guadagnano tremila euro al mese. È vero che in Alto Adige ci sono stipendi più alti che nel resto d’Italia, ma tutti gli altri guadagnano 1.200 euro al mese e lavorano in istituti fatiscenti. Questa è la verità».
Anche Calogero Arcieri, dal 2006 preside del Istituto Galileo Galilei con 950 studenti, non vedrebbe male un aumento delle ore: «Già oggi gli insegnanti oltre alle ore passate in classe, ne dedicato parecchie a casa alla correzione dei compiti e alla preparazione delle lezioni del giorno dopo. Queste però non vengono messe in conto e quindi c’è da sempre l’idea che i prof lavorino poco. Credo che in linea di massima i docenti non avrebbero problemi ad andare a scuola anche a correggere i compiti e fare altre attività, purché vengano pagati e soprattutto si riescano a trovare gli spazi, che oggi non ci sono all’interno degli istituti».
In attesa dunque di conoscere come sarà la scuola di domani, Canal ha un’idea di cosa si potrebbe fare per migliorarla: «Va ridotto il numero delle discipline: sono troppe e finiscono per disorientare i ragazzi». Arcieri ridurrebbe l’orario scolastico: dalle 35-36 ore attuali a 30-32. «Mi immagino un modello americano, dove si sta a scuola dalle 8 alle 17, ma quando si torna a casa, non c’è bisogno di mettersi a studiare».


