BOLZANO. Si tratta dell’ultima frontiera del marketing per le famiglie: la mamma fa la spesa, insieme allo scontrino riceve un pacchetto di figurine e un bollino che il bambino porterà in classe, dove si raccolgono i punti che valgono il premio di attrezzature scolastiche e materiale didattico. Il gruppo Aspiag è stato tra i primi a sposare questa nuova forma di promozione, avviando un progetto approvato anche dal Ministero dell’Istruzione.

Ma non è tutto oro quello che luccica, denuncia il Centro Tutela Consumatori e Utenti. «Questo meccanismo inserisce le scuole nell’ottica commerciale, trasforma direttori e professori in rappresentanti degli sponsor e le classi diventano una specie di mercato». La denuncia del Ctcu arriva dopo la valanga di segnalazioni ricevute dai genitori, assillati dai loro bambini che chiedono di acquistare i prodotti sponsorizzati per avere i bollini da attaccare in classe. La situazione però va inquadrata nel contesto generale delle scuole, con budget sempre più limitato, e nelle quali gli ultimi ritrovati tecnologici per la didattica possono fare gola; i premi infatti sono disegnati per l’istituto, e non per il bambino: microscopio digitale, proiettori led, banchi ergonomici e molti altri premi, che costanno fino a 15mila punti per la Lavagna interattiva con casse audio Smart più assistenza e formazione”. L’idea potrebbe essere virtuosa, e fornire agli istituti attrezzature che altrimenti non potrebbero forse permettersi, ma in tempi di crisi non è facile sostenere la pressione di un figlio che ti tira per la giacca chiedendoti di comprare quello che serve per la raccolta punti della classe.

Il Ctcu mette in guardia le famiglie sulla questione morale che questa iniziativa suppone: «La prassi venutasi a creare su pubblicità e sponsoring nelle scuole introduce sempre più dell’idea commerciale in classe a svantaggio dei contenuti pedagogici. Molti genitori lamentano soprattutto il fatto che i direttori e gli insegnanti non si attivino in modo sufficiente contro la pubblicità per prodotti, che viene invece divulgata direttamente nelle aule scolastiche; in questo modo, la scuola diventa di fatto una “piazza mercato”, perdendo ogni credibilità». Per queste ragioni il Ctcu annuncia azioni legali e chiede alla Provincia «un chiaro segnale contro questo preoccupante avanzamento di interessi commerciali e delle lobby nelle scuole».

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