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BOLZANO. Alzano la voce gli insegnanti dell'istituto professionale «Claudia De' Medici». Nei prossimi giorni attendono un confronto con l'assessore Christian Tommasini. Intanto due insegnanti prendono posizione con due distinti documenti, convinte di dare voce anche alle preoccupazioni dei colleghi. E' nella scuola di via S. Quirino che negli ultimi giorni è più alta la tensione sulla bozza di riforma provinciale delle scuole superiori. Gli insegnanti chiedono alla giunta di conservare il corso di «Tecnico dei servizi sociali», «che è richiesto e conta attualmente su 297 iscritti». Per primo ha lanciato l'allarme l'ex preside Livio Liponi, in pensione da quest'anno, con una lettera preoccupata al nostro giornale. Di fatto al «De' Medici» hanno ricevuto il testimone della protesta dagli insegnanti e dalla dirigente Laura Canal del liceo pedagogico artistico «Giovanni Pascoli». Perché la riforma intreccia il futuro proprio di queste due scuole. Oggi il «Pascoli» offre il liceo artistico, il liceo delle scienze sociali e il liceo psicopedagogico. La riforma cancella gli ultimi due licei e istituisce il liceo delle scienze umane, che potrà avere un indirizzo con latino e un indirizzo economico-sociale (senza latino). La prospettiva è di portare al «De' Medici» il liceo economico sociale, cancellando l'attuale corso dell'istruzione professionale. «Ma quel liceo sarà una cosa completamente diversa dall'attuale corso all'istituto professionale. La giunta punta a delegare la parte professionalizzante del sociale alla formazione professionale», protestano al De' Medici. La professoressa Rosa Regio ricorda: «Per mesi abbiamo cercato di fare presente quanto fosse miope eliminare un segmento di scuola che ha un senso e potrebbe continuare ad averlo. Abbiamo spiegato come l'istruzione professionale si sia fatta carico in questi anni di quei ragazzi demotivati, espulsi da altri istituti o genericamente bollati come adatti solo all'inserimento nel mondo del lavoro». La riforma prevede, ricorda Rosa Regio, «che il nostro Ipsct si trasformi in un istituto pluiricomprensivo in cui viene eliminato il corso professionale sociale ed istituiti un tecnico dei servizi turistici, il liceo delle scienze economico-sociali ed un corso residuale d'istruzione professionale aziendale». La domanda: «Siamo sicuri di voler costruire una società in cui a 14 anni si è precocemente indirizzati verso il mondo del lavoro senza avere il tempo di formarsi come persone?». Interviene anche Karin Modesti: «Sopprimendo questo indirizzo è come se non si volesse investire dal punto di vista culturale ed educativo sui potenziali lavoratori che si inseriranno nell'ambito dei servizi sociali. Quasi a dire "basta che siano adulti con alle spalle un corso presso la formazione professionale o di apprendistato". Non si capisce perché chi si occupa di infanzia, disagio o terza età non debba anche seguire un percorso culturale-formativo specifico quinquennale». Ancora Karin Modesti sulla spinta che di fatto si precostituisce verso la Scuola delle professioni sociali: «La formazione professionale dovrebbe instaurare rapporti di collaborazione con gli istituti professionali nell'attuazione di stages e tirocini, non pretendere di potersi sostituire». (fr.g.)
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