Scuola, la Provincia ora vuole la fine del software libero 

Annuncio choc. Dopo 14 anni di sperimentazioni e riconoscimenti a livello nazionale si passerà alle licenze Microsoft Docenti e presidi:« Assurdo: costa poco, è democratico, funziona e forma professionalità». Avviata una raccolta firme 

di Davide Pasquali

Bolzano. L’assessorato provinciale alla scuola, durante l’ultima conferenza di servizio dei presidi, fra lo sgomento generale ha annunciato l’intenzione di chiudere l’esperienza del software libero nelle scuole, per passare alle licenze Microsoft: sistema operativo Windows e suite per ufficio Office. Non si tratta di un mero cambio di software, che comunque presupporrà pesanti spese, anche per il necessario rinnovo dell’hardware. È una rivoluzione mentale, che rischia di gettare al vento quattordici anni di sperimentazioni e di inconfutabili successi, che hanno fatto conoscere la scuola italiana dell’Alto Adige in tutta Italia e non solo.

Il ministero degli Interni è appena passato a Linux, solo uno dei tanti esempi virtuosi. A Bolzano invece si va controcorrente. Per il momento non esistono comunicazioni ufficiali. Tutto è nato da una mozione del Team K che, lungimirante, chiedeva alla giunta provinciale che anche le scuole tedesche incominciassero ad affidarsi a Linux, LibreOffice e via risparmiando. In quell’occasione, in aula la giunta fu chiara: grazie, ma non interessa; niente software libero nelle scuole tedesche; in quelle italiane poi ci sono tante lamentele. L’assessore alla scuola Vettorato pare che in più occasioni abbia palesato di essere propenso a passare alle licenze.

Il discorso che si apre a questo punto è sterminato. Si calcola che solo il 14% delle spese per le licenze restino in loco, mentre l’86% vadano a finire altrove, all’estero. Il software libero invece permette la formazione in loco di docenti, studenti, tecnici informatici, stimola la cultura digitale, tanto che ciò che si spende è a tutti gli effetti un investimento sul capitale umano, non una spesa corrente come quella per le licenze. Il software libero si basa per l’appunto sulla libertà, sulla condivisione, sulla pubblicazione urbi et orbi di codici sorgente e programmi. Costa niente, è leggero, funziona anche su pc e laptop vecchi, datati. Non per nulla il programma provinciale - che per chi non lo sapesse si chiama Fuss, impiega decine di persone, serve 60 plessi scolastici ed è nato nel 2005 - è riuscito a fornire gratuitamente a molte famiglie non abbienti un vecchio pc assolutamente efficiente, in modo da alfabetizzare digitalmente non solo bimbi e ragazzini ma pure i loro genitori. Vecchi pc dismessi dalle scuole e ri-settati col software libero. Il presidente Kompatscher, a più riprese, ha sostenuto di volere un Alto Adige autonomo anche digitalmente. Gli esperti della scuola italiana spiegano che il software basato su licenze altrui, estere, va in tutt’altra direzione. La Difesa sta portando avanti la migrazione all’Open source. Il Miur incentiva ad autoprodurre il materiale didattico e a metterlo a disposizione di tutti. La Corte dei conti includerà nei suoi audit i risparmi generati da tutti i servizi pubblici del paese che condividono il software creato da o per conto loro. E noi, che eravamo un’eccellenza, rischiamo di gettare tutto al vento.