EGNA. Ogni domenica per alcune settimane l’Alto Adige proporrà la storia di un abitante di Egna, raccolta dal progetto “Casetta Bassa”, per valorizzare la memoria comune del paese. Iniziamo con Alberto Joppi. La storia è stata raccolta da Alessandro Borsoi. Il racconto è in prima persona.

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Sono seduto davanti al bar centrale, e guardo fuori, è autunno e siccome i miei pensieri sono sempre rivolti al passato, mi sono intorpidito con la mente e ho rivisto gli anni Trenta, qua ad Egna in autunno. Era un quadro del tutto diverso che passava davanti ai miei occhi, perché l’autunno era, per il paese di Egna, una stagione molto movimentata. Tutti i contadini passavano coi carri, trainati da cavalli, buoi o qualche volta da una povera vacca tutta ossuta, passavano coi prodotti dei loro campi, provenienti dalle proprietà che avevano qua in valle, e li portavano a casa al sicuro; a quei tempi non erano frutteti, c’erano specialmente campi di grano turco e di patate, poi c’erano sempre delle macchie bellissime, coi papaveri e coi fiordalisi, quelli rossi e blu, e margherite, grosse margherite. Quando si faceva il raccolto, le patatine più piccole, a casa le cernivano, e le grandi, le mettevano nei bidoni o nei cassoni, non in cantina dove c’era il vino, ma sotto i volti, che ogni casa colonica nei portici a Egna aveva, nel retro c‘era sempre il fienile per la legna da bruciare e per questi prodotti della terra che non dovevano andare in cantina, perché la cantina era riservata al vino. Non c‘era niente di organizzato, soltanto per le mele c’era un organizzazione che le raccoglieva, le cerniva e le faceva arrivare alle grandi città tramite i vagoni merci della ferrovia, la stazione era destinata a raccogliere tutto, i camion erano rarissimi negli anni 30, non c’era niente di motorizzato, c’erano solo i carri, a fondo piatto e i carri a scalandrone a seconda dei prodotti, e naturalmente i prodotti erano su un cassone sul carro, erano tutti buttati su, le patate, le pannocchie, il grano turco, tutti buttati dentro in questi enormi cassoni; c’erano anche grandi carichi di strami, che sono le piante del mais, le piante del grano turco, che servivano per foraggio agli animali durante l’inverno, perché in ogni maso c’era la macchina per tagliare gli strami, e anche per il fieno lungo, con due lame potenti che dovevamo muovere noi, perché l’elettricità era rara ancora molto rara, e quello era il lavoro che dovevano sbrigare tutti i ragazzi di casa, e anche le ragazze, tagliare questi strami che poi venivano anche utilizzati per fare il letto alle bestie, perché poi, insieme a quello che facevano dal di dietro, diventava la grassa principale per tutte le coltivazioni della valle, tutto grassa, tutta strami o paglia, da noi è abbastanza rara perché la paglia si ricava solo dal frumento. E allora, anche adesso dopo così tanti anni, se chiudo gli occhi vedo tutto questo traffico arrivare dalla vallata dalle campagne.