BOLZANO. «Piazza finita? No, mancano ancora alcuni particolari. Mancano i totem, ad esempio...» precisa Stanislao Fierro, che della nuova Piazza Magnago è il progettista. Saranno tre “presenze”. Come fossero “dolmen” preistorici. O la colonna di Kubrick in Odissea nello spazio. Fatte di tre pietre distinte, provenienti da tre cave diverse dell'Alto Adige. A simboleggiare la diversità orografica e paesaggistica. Ma anche quella linguistica. Tre totem, tre gruppi etnici. Riempiranno un poco la piazza. Perché molti hanno commentato: è vuota come prima. È vuota architetto? «Innanzitutto le piazze vanno riempite di persone, non più di monumenti, come accadeva in passato. E poi...». E poi? «È stata una precisa richiesta della committenza». La committenza è la Provincia. Che, nelle specifiche del progetto ha testualmente chiarito: la piazza deve essere flessibile negli spazi e lasciata a disposizione di manifestazioni e raduni. Insomma l'architetto c'entra e non c'entra rispetto alla principale critica che viene rivolta al luogo: «Resta un non luogo», la più pubblicabile. Tra le tante molto più dure. C’è anche chi la prende in giro sui social con vignette che la descrivono “perfetta” sì, ma per gli omini inamidati del playmobil. Arno Kompatscher al primo “uso” pubblico della nuova piazza (le Giornata dell’autonomia di mercoledì scorso), si è sentito in dovere di dire che a lui, così vuota, quasi metafisica, piace. Arrivando persino a “riabilitare” gli skaters che in passato erano stati banditi dalla zona con tanto di cartelli di divieto. «Ieri li ho visto sfrecciare sulle tavole - ha detto il governatore, e questo mi fa piacere, significa che questo spazio è vivo. E comunque la Piazza non è finita». Sulla stessa lunghezza d’onda Fierro: «Già in questi giorni - sottolinea - ho visto tanta gente approfittare delle nuova presenza delle panchine per mettersi lì ad aspettare il treno o prendere il fresco». Perchè almeno per la sua metà, secondo calcoli fatti dai progettisti, la piazza risulterà in ombra. Un lungo portico invisibile che garantirà la protezione dal sole per almeno 50 metri di lunghezza. «Ogni piazza ha la sua vita e la sua destinazione - spiega Fierro - come capita ovunque. In piazza dell'Università, ad esempio, ho previsto la presenza di alberi perché lì non ci sono parchi e perché sarebbero serviti agli studenti per allungare la presenza del bar. Qui invece c'è un grande parco vicino, quello della Stazione, la presenza di alberi avrebbe confuso i ruoli». Che invece sono ben precisati: Piazza Magnago deve essere la piazza dei raduni. Lo spazio aperto è stato chiaramente citato all'interno della cornice progettuale imposta dalla Provincia. Se poi tutto questo valga il milione e mezzo di euro che è costata la sua riqualificazione lo deciderà la politica. «Ma l'intervento è stato anche sui materiali, sul sottosuolo, sull'uniformità dello spiazzo - chiarisce l'architetto - e non si è certo limitato al disegno in superficie. Anche perché non c'era posto per invenzioni grafiche e installazioni». Lo “spazio flessibile” così insistentemente richiesto voleva in sostanza significare "spazio libero". E dunque vuoto. Ed è il vuoto che spaura, direbbe Leopardi. È l'elemento che più ha attirato le critiche, fino a paragonarlo al parcheggio del Palaonda. «Le piazze, in realtà, dovrebbero essere tutte vuote. Perché a riempirle dovrebbe sempre essere la gente» insiste Fierro. Che valuta positivamente anche le luci sotto le panchine contemporanee e la necessità funzionale di non aggiungere altri elementi oltre alla presenza molto invasiva del monumento di re Laurino. Ma lo stesso architetto, pur dicendo di aver rispettato le specifiche richieste dalla committenza, insiste: «Aspettiamo che sia finita. Attendiamo i totem che saranno molto visibili e le rifiniture. Ieri, per dire, la presenza della festa dell'autonomia l'aveva molto riempita la piazza...». Aspettiamo gli eventi. E cosa faranno di lei i bolzanini.

(p.ca.)