BOLZANO. «Dopo 10, 15 anni anche i matrimoni migliori possono passare una fase di stanchezza. Funziona così anche nelle joint venture aziendali ...».
Helmuth Senfter , vicepresidente della holding, figlio del fondatore, il «re dello speck», Franz, è nel suo ufficio. Anche di sabato. Ha appena comunicato l'avvenuta cessione delle proprie quote di Gsi, i Grandi Salumifici Italiani, a Unibon, che deteneva l'altro 50%. Si dice per una cifra considerevole (forse sopra i cento milioni). Assicurato il lavoro e il futuro di tutti i dipendenti dei tre stabilimenti produttivi di Chiusa e San Candido: continueranno a lavorare sotto le insegne Gsi ma guidati da Unibon, holding industriale legata al grande consorzio di Lega coop.
Vicepresidente Senfter, perché avete lasciato?
Queste holding hanno di solito una vita intorno ai dieci anni. La nostra è durata 17.
Di solito quando ci sono due partner forti, alla fine uno dei due vuole comandare da solo...
Di solito. In questo caso questa nostra scelta è avvenuta dentro un cambio di scenari strategici. La Senfter vuole impegnarsi di più in un settore che riteniamo di grande rilevanza e per il quale abbiamo costruito un know how importante.
Parla di quello turistico alberghiero?
Possiamo dire di averlo sotto casa. San Candido vive una stagione di grande sviluppo. È forse il comprensorio dolomitico che cresce di più.
Oltre alle Tre Cime di Lavaredo e a tutto quello che vi ruota intorno, ci sono i rapporti col Comelico
Ma anche l'ambito alberghiero, direi.
Che accadrà dunque a Gsi?
Unibon è un gruppo con 13 stabilimenti, è un gigante del settore. Agli impianti alimentari altoatesini non accadrà nulla, tutto continuerà come prima. E naturalmente saranno garantiti i dipendenti ed i livelli occupazionali. Anche perché la direzione centrale della produzione è stata fin dall'inizio a Modena. Insomma, nessuna scossa. Unibon, nostro partner fino a ieri, fa parte della stessa galassia di Lega coop che annovera sue grandi catene commerciali come Conad e Coop che hanno fatto dell'economia sostenibile e dell'etica distributiva il loro focus. E che abbiamo sempre condiviso.
Che idee avete per turismo e alberghi?
Ci concentreremo di più sui progetti di sviluppo del comprensorio pusterese. E su eventuali nuove collaborazioni e acquisizioni. È una fase, questa, in cui occorre rispondere con molta attenzione alle sfide del mercato. E possiamo anticipare che ci muoveremo anche sull'immobiliare. È sempre in Alto Adige.
Insomma, altri delocalizzano e voi invece localizzate ?
Siamo nati qui. Evidentemente è un destino. Ma i programmi restano quelli di guardare con molta attenzione anche altrove. Ripeto, se si presentassero nuove opportunità nell'alimentare, noi ci saremo. Pronti a investire di nuovo.
Più o meno nello stesso periodo avete venduto anche tutte le quote di proprietà dell'emittente Video Bolzano 33. Sono due operazioni che sottendono ad una stessa logica?
No, partono da due presupposti diversi. Anche se la tempistica poteva far presumere il contrario. Nel mondo dell'alimentare noi possediamo vaste conoscenze e una lunga esperienza di gestione e innovazione. E dunque non è detto che, in futuro, se si presentassero nuove opportunità di investimento in questo settore, potremo essere indotti a mettere di nuovo in campo il nostro know how.
E per la tv?
C'è stato un ragionamento opposto. Nel settore dei mass media la Senfter non ha la stessa esperienza, il medesimo curriculum. Abbiamo gestito la televisione per un breve periodo, a confronto di altre dinamiche aziendali, ma abbiamo poi pensato di doverla affidare ad una cordata di imprenditori, in questo caso trentini, che invece posseggono una lunga esperienza televisiva con altre emittenti. Penso che faranno altrettanto bene a Bolzano. No, si è trattato di diverse valutazioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Helmuth Senfter , vicepresidente della holding, figlio del fondatore, il «re dello speck», Franz, è nel suo ufficio. Anche di sabato. Ha appena comunicato l'avvenuta cessione delle proprie quote di Gsi, i Grandi Salumifici Italiani, a Unibon, che deteneva l'altro 50%. Si dice per una cifra considerevole (forse sopra i cento milioni). Assicurato il lavoro e il futuro di tutti i dipendenti dei tre stabilimenti produttivi di Chiusa e San Candido: continueranno a lavorare sotto le insegne Gsi ma guidati da Unibon, holding industriale legata al grande consorzio di Lega coop.
Vicepresidente Senfter, perché avete lasciato?
Queste holding hanno di solito una vita intorno ai dieci anni. La nostra è durata 17.
Di solito quando ci sono due partner forti, alla fine uno dei due vuole comandare da solo...
Di solito. In questo caso questa nostra scelta è avvenuta dentro un cambio di scenari strategici. La Senfter vuole impegnarsi di più in un settore che riteniamo di grande rilevanza e per il quale abbiamo costruito un know how importante.
Parla di quello turistico alberghiero?
Possiamo dire di averlo sotto casa. San Candido vive una stagione di grande sviluppo. È forse il comprensorio dolomitico che cresce di più.
Oltre alle Tre Cime di Lavaredo e a tutto quello che vi ruota intorno, ci sono i rapporti col Comelico
Ma anche l'ambito alberghiero, direi.
Che accadrà dunque a Gsi?
Unibon è un gruppo con 13 stabilimenti, è un gigante del settore. Agli impianti alimentari altoatesini non accadrà nulla, tutto continuerà come prima. E naturalmente saranno garantiti i dipendenti ed i livelli occupazionali. Anche perché la direzione centrale della produzione è stata fin dall'inizio a Modena. Insomma, nessuna scossa. Unibon, nostro partner fino a ieri, fa parte della stessa galassia di Lega coop che annovera sue grandi catene commerciali come Conad e Coop che hanno fatto dell'economia sostenibile e dell'etica distributiva il loro focus. E che abbiamo sempre condiviso.
Che idee avete per turismo e alberghi?
Ci concentreremo di più sui progetti di sviluppo del comprensorio pusterese. E su eventuali nuove collaborazioni e acquisizioni. È una fase, questa, in cui occorre rispondere con molta attenzione alle sfide del mercato. E possiamo anticipare che ci muoveremo anche sull'immobiliare. È sempre in Alto Adige.
Insomma, altri delocalizzano e voi invece localizzate ?
Siamo nati qui. Evidentemente è un destino. Ma i programmi restano quelli di guardare con molta attenzione anche altrove. Ripeto, se si presentassero nuove opportunità nell'alimentare, noi ci saremo. Pronti a investire di nuovo.
Più o meno nello stesso periodo avete venduto anche tutte le quote di proprietà dell'emittente Video Bolzano 33. Sono due operazioni che sottendono ad una stessa logica?
No, partono da due presupposti diversi. Anche se la tempistica poteva far presumere il contrario. Nel mondo dell'alimentare noi possediamo vaste conoscenze e una lunga esperienza di gestione e innovazione. E dunque non è detto che, in futuro, se si presentassero nuove opportunità di investimento in questo settore, potremo essere indotti a mettere di nuovo in campo il nostro know how.
E per la tv?
C'è stato un ragionamento opposto. Nel settore dei mass media la Senfter non ha la stessa esperienza, il medesimo curriculum. Abbiamo gestito la televisione per un breve periodo, a confronto di altre dinamiche aziendali, ma abbiamo poi pensato di doverla affidare ad una cordata di imprenditori, in questo caso trentini, che invece posseggono una lunga esperienza televisiva con altre emittenti. Penso che faranno altrettanto bene a Bolzano. No, si è trattato di diverse valutazioni.
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