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BOLZANO. L’istruttore di equitazione Karl Wechselberger, oggi 46enne,
sapeva di avere rapporti sessuali con una sua allieva di 15 anni per otto mesi tra il 2004 e il 2005. A spiegarlo sono le 20 pagine della sentenza di condanna a 3 anni e 8 mesi per atti sessuali depositata dal giudice Emilio Schönsberg lo scorso primo giugno. La tesi difensiva elaborata dal legale Flavio Moccia mirava a contenere l’accaduto nei limiti di una relazione amorosa consensuale con Wechselberger ignaro dell’età della giovane vittima. A smentirlo, però, ci sarebbero diversi sms inviati dall’istruttore all’allieva nel giorno del suo quindicesimo compleanno. Le faceva gli auguri dimostrando, nei testi dei messaggi, di conoscere perfettamente l’età della ragazzina. Lei stessa lo avrebbe comunicato in modo esplicito in una delle risposte. Un altro punto dirimente del processo è stata la figura professionale di Wechselberger. La difesa aveva negato si trattasse formalmente dell’insegnante dell’adolescente. È stato lo stesso giudice a verificare come Wechselberger fosse effettivamente l’istruttore qualificato della ragazza tanto da accompagnarla anche alle gare d’equitazione.L’età e la qualifica dell’istruttore sono i punti che hanno configurato il reato, ma particolare attenzione è stata posta anche alla gravità delle lesioni alla libertà sessuale della vittima. Il giudice Schönsberg ha accolto l’impostazione della perizia affidata allo specialista Michele Piccolin. Attraverso test psicologici e verifiche approfondite lo psicologo avrebbe riscontrato i gravi danni patiti dalla ragazza che ha subito alterazioni della percezione della realtà, disturbi del sonno, calo dell’appetito e difficoltà di adattamento.
All’imputato, che ha scelto il rito abbreviato con la riduzione di un terzo della pena, sono state anche negate le attenuanti generiche nonostante il rapporto consensuale. L’essersi dichiarato all’oscuro dell’età della ragazza durante l’interrogatorio di garanzia è stato interpretato dal giudice come un tentativo di sviare le indagini scaricando le colpe sulla vittima. Un comportamento processuale giudicato negativo.
Per quanto riguarda il risarcimento (la famiglia della ragazza ha chiesto 100mila euro rifiutando un’offerta di 10mila da parte dell’imputato) tutto è stato demandato al giudice civile. Già stabilito, però, il pagamento di un anticipo di 15mila euro e il rimborso delle spese legali per 7mila euro. La difesa farà ricorso in appello.





