BOLZANO. È la storia che si ripete. Dopo anni di relativa tranquillità, sui sentieri sono ricomparsi nuovi cartelli con le scritte solo in tedesco. Sul giornale di ieri abbiamo riferito della segnaletiva installata dalla sezione di Lana dell’Avs. Cartelli con solo «Marling» o «Tscherms», che hanno fatto arrabbiare alcuni soci del Cai, da cui è arrivata la segnalazione. Dopo la reazione irritata del presidente provinciale del Cai Claudio Sartori, arriva la presa di posizione del vicepresidente provinciale Christian Tommasini. Una reazione severa: «C’è una sola parola da usare: quei cartelli sono una provocazione. Una provocazione del piffero, e scrivetelo pure così».

Prosegue Tommasini. «L’episodio di Lana mi sembra davvero strano, perché arriva in un momento buono dal punto di vista dei rapporti. Cai e Avs stanno collaborando in armonia sul tema della gestione dei rifugi, poi arrivano questi cartelli che stupiscono. Evidentemente esistono sezioni più reazionarie di altre. Bisogna invitare le sezioni centrali delle associazioni alpinistiche a vigilare sulla periferia, per evitare che torni ad alzarsi la tensione tra i gruppi linguistici». Secondo Tommasini, i cartelli solo in tedesco, rappresentano tra l’altro, «un clamoroso autogol per le stesse sezioni dell’Avs». L’esperienza degli scorsi anni, quando esplose il caso della segnaletica, ha dimostrato, ricorda Tommasini, che «i cartelli monolingui fanno molto arrabbiare i turisti, che si sentono poco graditi e magari preferiscono non tornare. E sappiamo quanto le nostre valli dipendano dall’economia turistica...».

Dopo lo scandalo dei cartelli, la lunghissima battaglia politica, le inchieste (sfociate in un nulla di fatto), Avs e associazioni turistiche avevano iniziato a installare la nuova segnaletica bilingue, pena la perdita dei finanziamenti provinciali. Di tanto in tanto spuntano però cartelli come quelli di Lana, o di Aslago a Bolzano, freschi di falegnameria e di nuovo monolingui. Eppure il presidente provinciale Arno Kompatscher di recente ha ribadito durante l’assemblea provinciale dell’Avs, che la segnaletica deve essere bilingue, anche per ovvie ragioni di sicurezza. Kompatscher è favorevole a un modello non bilingue al 100 per cento della toponomastica. L’obiettivo è conservare solo in tedesco i nomi «storici» dei centri minori, assicurando invece sempre la versione bilingue delle diciture generiche come «sentiero» o «strada panoramica». È ispirata a questa filosofia la norma di attuazione sulla toponomastica che la Svp intende presentare alla Commissione dei Sei. «Dobbiamo avere l’intelligenza di superare i nazionalismi», è l’appello di Sartori ai colleghi dell’Avs.

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