BOLZANO. Negli ultimi anni, in molte località soprattutto a bassa quota, la neve, materia prima indispensabile del turismo invernale, ha cominciato a scarseggiare, ma il freddo ha consentito comunque agli impianti di innevamento artificiale, sviluppati e perfezionati negli ultimi 20 anni, di sostituirsi alla natura. Oggi però un’azienda come la Techoalpin, che ha la sede oltre via Einstein ed è leader mondiale nel settore delle tecnologie per l’innevamento artificiale, si trova di fronte ad una nuova e più impegnativa sfida: la mancanza del freddo. Quest’inverno il fenomeno è più accentuato - le temperature continuano a restare eccezionalmente miti - ma secondo i meteorologi bisognerà fare i conti anche in futuro con i cambiamenti climatici.

I “signori della neve” come pensano di rispondere all’aumento delle temperature?

L’innovazione. «In questi anni- spiega Wolfgang Psenner, responsabile per Technoalpin del mercato italiano - grazie alla tecnologia abbiamo fatto passi da gigante: ai nostri cannoni basta un grado e mezzo sotto lo zero per fabbricare montagne di neve. Purtroppo, fa sempre meno freddo, e questo è un problema».

Che si affronta come?

«Sfruttando le brevi “finestre” di freddo che ci sono, per far andare al massimo gli impianti. Per questo servono però bacini artificiali d’acqua capienti. Technoalpin, quest’anno, ne ha realizzato uno a Madonna di Campiglio da 200 mila metri cubi: è il più grande d’Italia».

Un appello analogo, pochi giorni fa, è arrivato da Sandro Lazzari, presidente del Dolomiti Superski: destinatarie la Provincia e le amministrazioni comunali. Si chiede una maggiore disponibilità d’acqua per far funzionare i 3 mila cannoni in grado di innevare il 95% delle piste altoatesine.

«Garantendo l’innevamento - ricorda Lazzari - si garantisce il lavoro». Contrari a nuovi bacini d’acqua i Verdi.

«L’area ricerca e sviluppo della Technoalpin - dice Psenner - sta lavorando nel perfezionamento delle tecnologie, per ridurre il consumo di acqua ed energia e aumentare la produzione di neve che costa da 2 a 5 euro a metro cubo, ma - lo ripeto - scarseggiando il freddo, abbiamo bisogno di tanta acqua da usare nelle poche giornate in cui il termometro scende sotto lo zero».

La sfida. È indubbiamente una sfida difficile, ma lo era anche negli anni Novanta, quando Walter Rieder, allora capo servizio degli impianti di Obereggen, capì che l’arrivo della neve non sarebbe stato più scontato come in passato, e cominciò ad appassionarsi ad un settore che in Italia, era agli esordi, tanto che il primo cannone, impiegato nel comprensorio Ski center Latemar, era stato fabbricato in America.

Sono passati 24 anni dall’inizio di quest’avventura che ha portato Rieder a fondare la Techoalpin (Ceo Erich Gummerer).

Quattrocento dipendenti: duecento a Bolzano, il resto nelle filiali sparse in giro per il mondo. La società ha conosciuto una crescita esponenziale.

Il cuore dell’azienda è comunque ancora oggi il capoluogo dove, in una sede costata 10 milioni di euro, nascono i cannoni di ultima generazione.

I mercati. Mentre il centro ricerca e sviluppo, guidato da Rieder, che ancora oggi ha l’entusiasmo di quando lavorava sugli impianti di Obereggen, è in parte a Bolzano e in parte in Francia (Technoalpin ha assorbito la francese York Neige, fondata nel 1976): vi lavorano una trentina di persone e in questo campo, considerato ovviamente strategico, vengono investiti ogni anno circa quattro milioni di euro.

La Technoalpin, che ha un fatturato, che pur risentendo della crisi, viaggia tra i 110-120 milioni di euro l’anno, ha costruito impianti di innevamento in 48 Paesi del mondo e ha 1800 clienti. La Cina come la Russia, dove ha realizzato gli impianti per le gare di biathlon e i trampolini delle Olimpiadi di Sochi, sono considerati mercati interessanti soprattutto in prospettiva, la parte del leone però la fa sempre l’area alpina, ovvero Italia, Svizzera, Austria, Germania.

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