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LAIVES. Festival comunale con seguito di polemiche, quello appena concluso a Laives. Dino Gagliardini, assessore alla cultura, da queste colonne a inizio settimana ne ha tracciato un bilancio positivo, ma c'è anche chi la pensa in maniera diversa, al punto da inviare e far protocollare in Comune una lunga lettera critica, purtroppo anonima, firmata semplicemente “Petra P.”, cosa che alimenta inevitabilmente qualche perplessità sui reali autori della missiva. Sullo stesso argomento c'è quindi anche un intervento del consigliere comunale Roberto Ceol, che tenta un raffronto fra Festival e giovedì lunghi. E accenna ai costi: «Otto serate di giovedì lunghi sono costate al Comune seimila euro, più altri 500 dalla Comunità comprensoriale. La partecipazione della gente è stata massiccia ogni volta, non meno di mille persone per serata, con unanime soddisfazione. Per quanto riguarda invece il Festival, credo siano da rivedere tempi e modi. E' impensabile infatti - dichiara Ceol - spendere 70 - 80 mila euro (ma dal Comune arrivano cifre più basse, ndr) a fronte di una partecipazione di pubblico modesta, con serate costate migliaia di euro per avere poi 40 persone tra il pubblico. Io credo che a fronte di tale spesa, si debba anche avere un riscontro migliore di pubblico; forse i contenuti del Festival hanno convinto poco la gente. Il consiglio che mi sento di dare è cercare maggiore sinergia tra le associazioni e gli assessorati comunali».
Su questa polemica l'assessore Gagliardini ha avuto modo di spiegare meglio il suo pensiero: «Le proposte erano mediamente di ottimo livello - ha detto qualche giorno fa - in quanto ai costi, sono stati minori dell'anno passato: 40 mila euro invece che 41mila, a fronte di un raddoppio della durata e delle proposte. E' un risultato raggiunto grazie anche alla disponibilità di tanti volontari, Upad Laives in testa».
Tornando alla lettera anonima che anche l'assessore Gagliardini ha ricevuto, contiene un attacco a tutto campo, sia sotto il profilo economico della spesa per il festival («era meglio spendere quei soldi per la gente che ne ha bisogno») e sia per la scarsa affluenza di pubblico in molte occasioni. «Si è perso il senso della misura - si legge nella missiva - perchè nemmeno Bolzano organizza kermesse del genere».
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