MERANO. La “maledizione del lago” torna ad abbattersi sull'impianto di pesca sportiva di Sinigo, lo specchio d'acqua che si trova tra dopolavoro e campo sportivo da una parte e rio Nova dall’altra.

Da ieri mattina, i cancelli dell'impianto che il proprietario, il centro agrario di Laimburg, ha dato in concessione ventennale alla Fipsas, la sezione bolzanina della federazione di pesca sportiva, sono sprangati e resi invalicabili da una serie di catene con lucchetti nuovi di zecca.

L'altra mattina l'ufficiale giudiziario chiamato in causa dalla Fipsas ha dato esecuzione allo sfratto esecutivo richiesto dall'associazione contro l'ultimo gestore del laghetto resosi inadempiente. Da ieri, gli oltre milleduecento soci dell’associazione che gestisce l'impianto di pesca sportiva di Sinigo, ma anche l'intera popolazione di Sinigo che in questo periodo si è avvicinata a un luogo di verde e tranquillità, trasformato grazie al lavoro degli ultimi conduttori, non hanno più accesso al laghetto, al bar interno, al piccolo parco giochi e alle strutture realizzate nel corso di questi ultimi anni.

"Abbiamo dato tempo un mese alla persona che stava gestendo l'impianto in modo abusivo – spiega Herbert Gostner, da due anni presidente Fipsas Bolzano, ieri mattina a Sinigo – per sgomberare e portare via tutto il suo materiale. Nel frattempo siamo partiti con la ricerca di un nuovo gestore e contiamo di riaprire il laghetto passato questo mese".

Il laghetto di pesca sportiva di Sinigo ha avuto una vita travagliata sin dall'inizio, da quando il centro di Laimburg ha deciso di dare in gestione il terreno con una convenzione ventennale alla Fipsas. Quest’ultima, spendendo 265 mila euro, importo per gran parte coperto da contributi provinciali e dal credito sportivo, aveva realizzato il laghetto. Poi la decisione di darlo in gestione a un'associazione. Ma i gestori scelti non sono mai stati in grado, tranne qualche caso, di portare a termine il periodo di locazione, lasciando sempre in anticipo e costringendo alla chiusura per lunghi periodi dell'impianto.

L'ultimo periodo di cancelli sprangati è finito appena due anni fa. E in quella situazione tutto il quartiere aveva protestato per lo stato di abbandono del laghetto e per gli odori che provocava l'acqua.

"Abbiamo sempre avuto la sfortuna – spiega Gostner – di aver trovato i gestori sbagliati". Qualcuno però sostiene che anche la Fipsas non sia esente da colpe e non abbia saputo fare le scelte giuste, chiedendo un affitto troppo alto.

Laimburg incassa per la concessione dalla Fipsas poco più di 700 euro all'anno. L'ultimo contratto tra il gestore e Fipsas prevedeva mille euro al mese per il primo anno e 1.300 per il secondo. Allo scadere del primo anno, però, i bonifici con l'importo dell'affitto nel conto in banca della Fipsas non sono più arrivati.

Non siamo tuttavia di fronte a un semplice caso di sfratto. Tra incudine (vecchio gestore) e martello (Fipsas) è finito Beppe Sartori, presidente del Laghetto Club, l'uomo che negli ultimi dodici mesi ha gestito l'impianto senza contratto. Senza contratto e senza pagare alcun canone di affitto alla Fipsas.

"Abbiamo aperto il laghetto alla cittadinanza, abbiamo investito – spiega Sartori - quasi 60 mila euro per abbellire l'impianto, dotandolo di un piccolo parco giochi, di una zona ristoro, per non limitarsi alle semplici gare di pesca sportiva. Un punto di ritrovo per Sinigo e anche oltre. Siamo riusciti a raccogliere attorno a noi oltre 1.200 iscritti. Abbiamo sempre lavorato informando il centro sperimentale di Laimburg, proprietario del laghetto. Licenze di somministrazione bevande, assicurazioni, contratto di energia elettrica sono tutti a nome nostro. E per tutto ringraziamento oggi veniamo buttati fuori”.

I frequentatori del laghetto hanno già avviato una raccolta di firme a difesa di Sartori e dell’apertura dell'impianto, siamo già a oltre 200 firme raccolte. Il percorso legale tra il precedente gestore, Fipsas, Sartori e Laimburg sembra essere solo all'inizio. (rog)