BOLZANO. Sfregiata con l’acido e poi bruciata viva. Questa è la storia di una giovane ragazza romena di 24 anni. Era bella come il sole. Poi si è innamorata del’uomo sbagliato. Lui, venti anni più grande di lei, la convince a seguirlo a Bolzano, dove potranno vivere una vita serena e tranquilla. Invece, quell’uomo le ha rovinato la vita: l’ha costretta a prostituirsi e quando lei ha deciso di lasciarlo, lui le ha rovesciato addosso un contenitore di acido e poi le ha dato fuoco. L’ultima frase che le ha detto: «Se non posso averti io, non ti avrà mai più nessun altro». L’uomo, se così lo si può definire, che le ha fatto questo, ora si trova in carcere e deve rispondere di tentato omicidio, lesioni personali gravissime e sfruttamento della prostituzione.

La ricostruzione. Qualche settimana fa, gli agenti della Squadra Mobile, coordinati da Giuseppe Tricarico, vengono chiamati dall’ospedale. Poco prima è stata ricoverata una donna con gravi ustioni su tutto il volto e su gran parte del corpo. La ragazza è stata sentita urlare dal dolore da alcune prostitute che lavorano attorno alla stazione. Con delle coperte hanno spento le fiamme, ma le lesioni sono gravissime. I poliziotti iniziano le indagini. La vittima viene sottoposta a una serie di interventi. Perde la vista da un occhio. Le piaghe e le ustioni si infettano di continuo. Il 30% del corpo è ustionato. Gli agenti riescono a parlarle. Lei dice che è stato un “incidente”. Poi racconta di avere paura e ammette che a procurarle tutto quel dolore è stato il suo ex compagno. Dice di avere paura di lui.

Il racconto. La giovane è come annientata e inizia a raccontare la propria storia. Dice di avere 24 anni e di essere arrivata a Bolzano nel 2012, insieme al suo compagno, un romeno di 44 anni. Spiega di essere partita, pensando di rifarsi una vita. Stanca della povertà e della disperazione, si affida a quell’uomo, venti anni più grande di lei. Lo fa perché nella sua giovane vita, nessuno si è mai preso cura di lei. Lo fa perché ha bisogno di credere che quell’uomo è venuto a “salvarla” e liberarla dallo squallore della sua casa. Sembra un sogno. Ma appena arriva nel capoluogo altoatesino, scopre che il suo “fidanzato” le ha solo raccontato bugie. Non ha una casa né un lavoro. La coppia vive sotto i ponti, in qualche baracca vicino al fiume o in edifici abbandonati vicino alla stazione ferroviaria. E come se non bastasse, lui le svela la sua vera identità: la picchia e la costringe a vendere il suo corpo. È geloso e controlla in modo maniacale ogni suo spostamento. La tratta come se fosse un oggetto di sua proprietà. Passano i mesi. Alla fine lei non ce l’ha fa più: gli dice che lo lascia. Non vuole più prostituirsi, non vuole più essere picchiata. Vuole solo tornare a casa. A quel punto, il 44enne tira fuori dalla tasca un contenitore pieno di acido e glielo getta in faccia. Ma la sua crudeltà sembra non finire: prende una bottiglia di alcol e gliela versa addosso. Prende un fiammifero. Lo accende. In un istante la ragazza si trasforma in una torcia umana. Lui la lascia lì, come se fosse della spazzatura, tra marciume, urina e vestiti sporchi. Fugge. La giovane viene soccorsa immediatamente. Le urla sono state sentite da alcune prostitute. Quando arriva in ospedale è quasi in fin di vita.

L’inchiesta. Il sostituto procuratore Luisa Mosna, che coordina la delicata indagine, chiede che l’uomo venga rintracciato e arrestato. Contro di lui viene emessa un’ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio, lesioni personali gravissime e sfruttamento della prostituzione. Venerdì sera, finalmente, gli agenti della Squadra Mobile lo trovano. Aveva accettato un lavoro come stagionale. Il 44enne, difeso dall’avvocato bolzanino Giovanna Cipolla, domani sarebbe dovuto comparire davanti al giudice. Ma ieri si è sentito male e ora si dovrà attendere che venga dimesso.

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