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BOLZANO. «Ragazzi, a Bolzano la toponomastica non andrebbe mai neppure sfiorata. Ci vorrebbe una scritta del tipo: chi tocca i fili muore...». Vittorio Sgarbi sta correndo a una mostra, mettendo a punto una recensione, appena finito di discutere con l'editore, dette due cose al segretario ma il Monumento è il Monumento, con la M maiuscola. Lo conosce dalla testa ai piedi.
E infatti dice: «Capisco il nuovo sindaco. Anche quando dice che lì una vittoria significa anche una sconfitta. Degli altri. Lodevole la riflessione, ma lascerei perdere una ridedicazione. E anche il nome della piazza: "Pace" è bello ma mi pare che un altro sindaco sia caduto proprio su questa cosa...».
Per il critico d'arte la storia andrebbe vista per quello che è, lasciando stare la politica. «Tra un po' ci saranno gli anniversari della fine della Grande guerra, nel '18. Bisognerà pur raccontare come è finita e dunque storicizzare».
Che si fa, professore? «Si spiega quello che è accaduto -aggiunge- ed è accaduto che l'Italia ha vinto e gli imperi centrali hanno perduto. Brutto, bello? Sono passati 100 anni, non dovrebbe più offendersi nessuno. Quello che è stato è stato». Ma monumento della pace o museo della pace sono bei nomi, no? «Bellissimi. Mi viene un'idea: perché non chiamiamo Museo della Pace il vostro Museion? Visto che non ci va nessuno e che pochi pagano sul serio il biglietto d'entrata, potremo sgomberarlo da tutta quell'arte spazzatura che non vuole nessuno e farci qualcosa che riguarda la pace e la convivenza. Ecco, chiamo il sindaco...». Non si sa se l'ha fatto ma Caramaschi, in ogni caso, ha riavviato una discussione mai sopita. Non ha detto, in verità, di voler cambiare nome alla piazza ma, più semplicemente che, "sarebbe bello". E anche che questo nostro è ormai "un monumento di pace" più che di vittoria. Ma tanto è bastato per scatenare le destre. Durissimo Puglisi Ghizzi di Casapound e Lillo che parlano di "provocazione". Anche Alberto Sigismondi è intervenuto: «Visto che il sindaco ha detto che ogni vittoria presuppone una sconfitta, allora aggiungo che anche ogni sindaco ne presuppone un altro». Contrario Giorgio Holzmann che fa rilevare il silenzio della Svp in proposito. La quale, in effetti, è molto prudente. Caramaschi ha parlato come "un moto dell'animo" e infatti Luis Walcher, l'assessore che in passato aveva proposto più volte di intervenire sul nome della piazza, oggi sta sotto traccia: «Non è nel nostro programma, come leggo ha detto anche il sindaco. E non è dunque una priorità. So che la questione può essere strumentalizzata, quindi- aggiunge- penso che la giunta debba concentrarsi sulle cose che ci sono da fare nel concreto. Di storia e di politica potremo anche parlare ma al momento giusto e quando gli animi saranno sereni». Sereno è oggi anche Giovanni Salghetti. Lui con "Piazza della Pace" si è bruciato. Lo ammette lui stesso. Ma ammette anche che pensare a una soluzione simile non è un delitto. E infatti il cartello che fu piantato ( e poi rimosso) prima del referendum fa bella mostra di sè nel museo sotto il monumento. Come se restasse una prospettiva a cui comunque tendere. Ed è stato onestamente questo lo spirito con il quale Caramaschi ha aperto la discussione. Anche Liliana Di Fede coglie il senso della riflessione del suo sindaco: "Il referendum va accettato e quindi il nome della piazza resta , ma il processo di storicizzazione avviato sotto il monumento e' stato un passo decisivo sulla via della convivenza. Per cui - osserva la segretaria del Pd - il monumento e' gia' adesso, nella sostanza, un monumento di pace" . «Ma se mai dovessimo provare a ragionare ancora sul caso - conclude Salghetti, l'ex sindaco che tentò l'impresa - occorrerà fare prima un bel lavoro tra le associazioni, i giovani, la scuola, la cultura. Bisogna insomma partire dal basso e non dall'alto come abbiamo fatto noi all'epoca. Arrivarci per gradi. Ma arrivarci attraverso una profonda condivisione sul senso dell'operazione».
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