BOLZANO. Il «Sì» non si ferma ai comitati Pd. Va a cercare fuori dalla politica. «L'idea è farci aiutare da chi lavora. Dall'economia, dalle professioni, scuola, sindacati, imprese», dice Carlo Costa, della segreteria Pd e direttore tecnico A22 che è padre nobile del nuovo comitato (che sarà presentato a Bolzano la settimana prossima). E che per costruirlo ha lasciato sulla scrivania la sua agenda politica per aprire quella in cui è racchiusa la rete delle relazioni industriali altoatesine. «Proveremo a confrontarci sulla riforma costituzionale lasciando perdere partiti e schieramenti. Per dire sì o no a questo e a quel passaggio, dal Senato ai referendum, al Cnel (Consiglio nazionale economia e lavoro) puntando però sulle analisi tecniche più che sugli schemi ideologici- aggiunge - perchè è questo che mi hanno chiesto i nomi che hanno aderito. Aggiungendo la domanda: e che succederà dopo?». Dando una scorsa ai nomi, e contando sulla trasversalità dello schieramento, c'è molto mondo di lingua tedesca. Queste le adesioni: tra le professioni, tre commercialisti come la meranese Sandra Lando, Paolo Convento e Fabio Toccacieli e poi l'ingegnere Federico Pasquali; dall'economia, l'imprenditore bolzanino Alex Podini, Georg Vaja del settore petrolifero e biogas, Friederich Überbacher, imprenditore immobiliare, Roberto Padovani, ambito energia, Alexander Gardetto, medico brissinese impegnato nel settore sanitario e della chirurgia plastica, Michael Brunner, Stefano Padovani. E ancora, tra i più noti, Stefano Oberosler, dell'omonima azienda di costruzioni stradali impegnata in regione e fuori nelle grandi opere infrastrutturali, Claudio Corrarati (Cna) e Robert Oberrauch.

E poi Mauro Endrizzi, imprenditore di Laives, Rudi Favretto presidente di Neruda volley. Tra i manager di grandi aziende pubbliche e private, Walter Pardatscher, amministratore delegato di Autobrennero; Mauro Marchi di Alperia con Giovanni Polonioli. Stanno valutando la loro adesione Marco Carlini, imprenditore e l'architetto Fabio Rossa. Per la politica, soltanto Sandro Repetto e Juri Andriollo, del Pd. Il comitato ha già un nome

«Basta un sì - Si riparte». «Perché il senso dell'operazione è una ripartenza molto concreta, fatta di meno burocrazia, meno tempi morti, più efficienza anche nella politica e nelle istituzioni. Quello che chiede l'economia, la gente che lavora e non ha tanto tempo per discutere di schieramenti» insiste Carlo Costa. Che ha molto lavorato perché l'economia fosse rappresentativa dei due gruppi etnici.

«Mi ha molto colpito - racconta - che tutti chiedessero soprattutto: bene, noi vogliamo il sì a questa riforma ma quale sarebbe la riforma alternativa? Si dice no, dunque, per lasciare le cose come stanno? È questo, al fondo, il senso di questa battaglia: contrastare chi dice no per bloccare qualcosa che esiste contando solo sulla possibilità, molto remota, che una volta sconfitto il sì lo stesso parlamento che ora è diviso su tutto, si inventi qualche altra cosa per andare avanti...». E sul terreno del "fare" e sul mondo che lo rappresenta che nasce dunque questo nuovo comitato. I cui aderenti hanno voluto l'assicurazione di potersi confrontare col fronte del "no" in una serie di incontri già programmati e che saranno comunicati una volta presentato il comitato. «Ci daremo dei temi, dal bicameralismo perfetto non più presente ormai in ogni democrazia matura, ai quorum referendari abbassati, perché - aggiunge Costa - l'idea è quella di stare dentro i temi, nei loro aspetti giuridici e istituzionali. E su questi aprire un dibattito, tenendo fuori lo scontro tutto politico tra i no e i sì a Renzi».

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