BOLZANO. L’ascensore, per un disabile che abita al sesto piano di una palazzina, è qualcosa di più di una porta verso il mondo. In caso di guasto, si ferma anche la possibilità di muoversi liberamente: di lasciare casa. O di tornarci. Come nel caso di Giovanna Mazzulli, 73 anni residente al civico 60 di via Dalmazia. Mercoledì scorso l’elevatore ha smesso di funzionare. Impianto vecchio firmato Otis e possibile problema con i contatti dei pulsanti: questa la diagnosi sommaria del guasto. Fatto sta che tutto accade mentre Mazzulli è fuori casa per delle cure rendendole impossibile il ritorno. I sei piani sono effettivamente uno sforzo complicato anche chiedendo aiuto. Così un’amica la ospita in attesa dell’intervento dell’Ipes responsabile della manutenzione. Niente da fare, però, fino a ieri mattina. Il che costringe la signora a dormire dalla conoscente fino a quando la salute del gatto domestico e alcune carte da prendere per una visita non rendono indispensabile tornare a casa. L’unica soluzione, dunque, è stata chiamare gli operatori della croce rossa per farsi portare nell’alloggio. Ovviamente il costo dell’intervento, non emergenziale, viene addebitato alla signora: 50 euro tondi.
«Succede spesso che l’ascensore si rompa e l’Ipes non faccia nulla per diversi giorni impedendomi così qualsiasi movimento. Io la fattura del trasporto a casa la presento all’Istituto. Che la paghino loro». Nel condominio abitano anche un’anziana disabile di 94 anni e una signora al nono mese di gravidanza.
Tutte situazioni delicate che forse meritano più celerità negli interventi.
«Guardi - risponde il presidente Ipes Heiner Schweigkofler - purtroppo se si tratta di componentistica: il problema non dipende da noi. D’altronde gli ascensori si rompono. Non ci si può immaginare che non siano mai fermi, soprattutto se vecchi. I 50 euro del trasporto della signora? Se ritiene di avere diritto ad averli può tranquillamente avviare un’azione legale contro l’Ipes. Se il giudice le darà ragione pagheremo».
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