Bolzano. L'appuntamento è alle 8, ma arrivo con largo anticipo, per non rischiare. Allo specchio non mi guardo più da giorni: del taglio non c'è più traccia; l'orrenda ricrescita avanza inesorabile. Come le sue colleghe anche Debora Zurlo, titolare dell'Atelier del capello di via Torino, in questi due mesi di chiusura forzata, ha fatto e rifatto l'agenda più volte, sperando che ogni giorno potesse essere quello buono, per riaprire. Giovedì notte la conferma dell’approvazione della legge provinciale sull'anticipazione altoatesina della fase2; il weekend lo ha passato a chiamare le clienti e a fissare appuntamenti. Ha già messo in conto di lavorare anche la domenica per cercare di accontentare tutte.

Io sono tra le fortunate, per il semplice fatto che l’ho tempestata di chiamate. Ma adesso che sono davanti alla porta del salone, qualche dubbio mi viene: forse era meglio aspettare ancora un po’. Ormai però è troppo tardi. Vorrei entrare ma mi blocco davanti al cartello: «Prego aspettare, fuori. Vengo io ad accogliervi Debora».

Basta un’occhiata per capire che hanno fatto di tutto e di più per proteggere la clientela e loro stesse dal rischio contagio. Il salone assomiglia ad una clinica: la titolare e le sue collaboratrici hanno mascherine FFP2, visiera in plexiglass, guanti, copriabito.