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MERANO. Una storia di integrazione. E anche una storia di due piccoli imprenditori che stanno ottenendo il (meritato) successo grazie al coraggio che hanno avuto. E una storia di solidarietà umana.
Mohadou Sidi Diallo ha 33 anni. È nato a Conakry in Guinea, costa occidentale dell’Africa, dove ha vissuto la prima infanzia. Poi si è trasferito in Senegal dove ha studiato per diventare sarto. Mestiere che poi ha esercitato in Libia arrivando ad avere 7 dipendenti. Nel 2011 fu costretto a scappare per via della guerra civile: "Il 26 maggio, lasciata la famiglia in Senegal, sono partito per l'Italia su un barcone. Eravamo oltre 200, stipati. Tre giorni in mare prima di sbarcare a Lampedusa da dove in nave sono arrivato a Taranto". Poi Sidi (lo chiamano tutti così) ha risalito l'Italia fino a Bolzano. "Per due anni sono stato all'ex Caserma Gorio ai Piani dove ho frequentato corsi professionali organizzati dalla Provincia. Volevo perfezionare il mestiere di sarto".
Poco più di un anno fa grazie anche al prestito di alcune migliaia di euro da un amico, ha costituito con Gabriele Bertagnolli una partnership. Ora lavora nell'atelier Moujo in vicolo Passiria. "Mi trovo bene e guadagno abbastanza tanto da mandare dei sodi alla famiglia".
Sidi Diallo Mohadou per lavorare ha dovuto dotarsi di partita Iva "oltre ad acquistare una macchina da cucire professionale". Ha ottenuto un alloggio dell'Ipes in via Zuegg. Con Gabriele Bertagnolli ha trovato un accordo: "Ognuno fa il suo mestiere - racconta la titolare dell'atelier Moujo - e alla fine della settimana dividiamo gli introiti. Da quando ho il negozio ho sempre cercato un sarto africano. Sidi mi è stato consigliato da un amico. E i risultati sono eccellenti: sa lavorare perfettamente, parla sei lingue compreso il tedesco che impara rapidamente. La formula che abbiamo trovato mi consente di lavorare senza assumerlo. È un rapporto di due micro imprenditori che funziona".
La conferma che la solidarietà può diventare integrazione. Valida. "Io qui lavoro in continuazione - aggiunge Sidi - e con soddisfazione. Quando sono tornato a casa, in Africa, ho cucito un centinaio di abiti. Che ho portato a Merano, all’atelier, dove sono subito piaciuti. Li ho tagliati e confezionati con le mie mani e con la mia macchina professionale". Gabriele Bertagnolli garantisce: "Sono abiti molto belli, con colori vivaci che piacciono alle clienti".
Sidi Diallo Mohadou fa finta di non sentire i complimenti della socia in affari. Continua a lavorare: "Penso soltanto a fare bene il mio lavoro, alla sartoria non saprei rinunciare". Poi confida che stanno pensando, con Gabriele, di ampliare l'attività. Come dire che questa storia di - valida ed esemplare - integrazione ( e di lavoro) è destinata a durare. Ancora a lungo.


