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BOLZANO. Le oltre mille firme contro il proliferare del gioco d'azzardo stanno stimolando il dibattito politico. Ieri il consigliere provinciale Fli Alessandro Urzì ha chiesto un'audizione pubblica urgente in III commissione legislativa. Il consigliere comunale Sel Guido Margheri ha lanciato l'allarme per un'incomprensibile sentenza del Tar che potrebbe avere pesanti ripercussioni anche in Alto Adige. L'atto più rilevante della giornata di ieri arriva però dal consiglio di circoscrizione di Gries-San Quirino: con una dura presa di posizione si chiede di revocare le licenze di sale giochi rilasciate dopo il 22 novembre 2010, verificando quelle rilasciate in precedenza. GRIES. In una nota ufficiale diffusa dal municipio, il consiglio di Gries spiega: «Con la legge provinciale del 22 novembre 2010, n. 13, Articoli 1 e 2 ("Disposizioni in materia di gioco lecito") il consiglio provinciale ha stabilito il divieto di autorizzare l'apertura di sale giochi ubicate in un raggio di 300 metri da scuole, centri giovanili e strutture sanitarie o socio-sanitarie». I due articoli della legge sono stati impugnati dal governo nazionale, ma la Corte Costituzionale ne ha confermato la legittimità. «Il divieto è quindi in vigore ormai da più di un anno. Nonostante ciò in questo periodo sono state concesse nuove licenze in netto contrasto con la legge, ad esempio per la sala giochi di Corso Libertà». Il consiglio di quartiere chiede la revoca immediata di tutte le licenze rilasciate a partire dal 22 novembre 2010 ad oggi e la verifica delle licenze concesse prima dell'entrata in vigore della legge. Chiede inoltre che il Comune di Bolzano solleciti la giunta provinciale «affinché individui definitivamente, come previsto dalla legge provinciale "altri luoghi sensibili in cui non può essere concessa l'autorizzazione per l'esercizio di sale da gioco"». TAR. «L'allucinante sentenza con cui il Tar di Torino, in base ad una norma del Codice Rocco del 1931 ha condannato il sindaco di Verbania per aver "osato" emanare una ordinanza finalizzata a stabilire limiti orari al gioco d'azzardo in denaro per salvaguardare gli studenti della sua città, non deve comportare un ennesimo pretesto per rinunciare ad intervenire contro il dilagare delle dipendenze da gioco compulsivo e del disagio sociale che ne deriva, in attesa di un ripensamento da parte dello Stato». Lo sostiene il presidente della commissione comunale alle Attività sociali, Guido Margheri. Che sostiene. «Esistono altre leggi, sentenze e precedenti giuridici che possono e devono essere utilizzati per poter introdurre nei diversi regolamenti comunali (edilizio e di polizia urbana) norme restrittive, ma soprattutto, le Regioni e, a maggior ragione, le Province autonome possono far valere le loro competenze per introdurre le normative retrittive proposte dalle associazioni impegnate contro le dipendenze ed eventualmente portare la questione di fronte alla Corte costituzionale». In questo senso, però, «è necessario che la mobilitazione dell'opinione pubblica testimoniata anche dal successo della raccolta di firme promossa dal quotidiano Alto Adige, trovi subito risposte serie e adeguate in una nuova legge provinciale che dia ai Comuni più poteri di intervento». Inoltre, è necessario che le campagne di prevenzione, oltre ai positivi incontri di formazione con i gestori delle sale, «siano allargate anche ai giovani e alle famglie». Margheri annuncia infine che la prossima settimana presenterà una proposta in consiglio comunale per introdurre una limitazione della pubblicità relativa al gioco d'azzardo in città». SIIPAC. Intanto, dati preoccupanti vengono diffusi dalla Società italiana intervento patologie compulsive riguardo alle richieste di aiuto pervenute da parte dei malati di gioco d'azzardo. Se nel 2005 le richieste erano state 162, nel 2011 sono esplose, salendo a 249. I pazienti curati - ché di veri e propri malati si tratta - sono saliti da 51 a 106.


