BOLZANO. Millequattrocento: è il numero degli interventi effettuati dai circa 700 volontari delle 21 stazioni del Soccorso alpino (più una speleologica) dell’Alto Adige nel 2018. Sono state recuperate oltre mille persone, di cui 60 ferite in maniera grave e 4 morti.
Parole di soddisfazione per il lavoro svolto dai volontari arrivano dal presidente del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino dell'Alto Adige (Cnsas) Giorgio Gajer (a destra nella foto in alto), il cui mandato si avvia a conclusione. «Non è stato facile ricoprire questo incarico, subentrando al compianto Lorenzo Zampatti - commenta - ma la "macchina" era ben oliata e operativa e questo ha consentito di ottenere ottimi risultati. A febbraio scadrà il mio mandato e quello del direttivo, ma se i soci riterranno di rinnovare la loro fiducia nei nostri confronti, siamo disposti ad andare avanti». Una realtà di volontariato, quella del Soccorso Alpino, che non conosce crisi di adesioni.
«Sono molti i giovani che ogni anno - prosegue il presidente - entrano nelle nostre squadre e incominciano il lungo percorso di specializzazione che li porterà a diventare operatore tecnico, poi tecnico di Soccorso Alpino e, quindi, tecnico di elisoccorso. Arrivano nuove energie, insomma, ma restano importantissimi la presenza e il contributo degli "anziani", la cui esperienza è fondamentale per la nostra attività. I 700 volontari della nostra provincia sono disponibili 24 ore su 24, per andare a salvare vite, ma anche a recuperare i corpi di vittime, spesso in situazioni di pericolo in cui sono chiamati a mettere a repentaglio la loro stessa sicurezza. E sappiamo che, purtroppo, anche alcuni nostri volontari hanno pagato con il sangue la loro dedizione e la loro generosità. Ai soccorritori e ai loro familiari va quindi il mio ringraziamento per l’impegno e la passione».
Parole di soddisfazione per il lavoro svolto dai volontari arrivano dal presidente del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino dell'Alto Adige (Cnsas) Giorgio Gajer (a destra nella foto in alto), il cui mandato si avvia a conclusione. «Non è stato facile ricoprire questo incarico, subentrando al compianto Lorenzo Zampatti - commenta - ma la "macchina" era ben oliata e operativa e questo ha consentito di ottenere ottimi risultati. A febbraio scadrà il mio mandato e quello del direttivo, ma se i soci riterranno di rinnovare la loro fiducia nei nostri confronti, siamo disposti ad andare avanti». Una realtà di volontariato, quella del Soccorso Alpino, che non conosce crisi di adesioni.
«Sono molti i giovani che ogni anno - prosegue il presidente - entrano nelle nostre squadre e incominciano il lungo percorso di specializzazione che li porterà a diventare operatore tecnico, poi tecnico di Soccorso Alpino e, quindi, tecnico di elisoccorso. Arrivano nuove energie, insomma, ma restano importantissimi la presenza e il contributo degli "anziani", la cui esperienza è fondamentale per la nostra attività. I 700 volontari della nostra provincia sono disponibili 24 ore su 24, per andare a salvare vite, ma anche a recuperare i corpi di vittime, spesso in situazioni di pericolo in cui sono chiamati a mettere a repentaglio la loro stessa sicurezza. E sappiamo che, purtroppo, anche alcuni nostri volontari hanno pagato con il sangue la loro dedizione e la loro generosità. Ai soccorritori e ai loro familiari va quindi il mio ringraziamento per l’impegno e la passione».

