Software libero, mille firme per salvare il progetto Fuss 

I docenti. «Non prendiamo ad esempio le scuole di lingua tedesca, sono in grande difficoltà» «Negli istituti sudtirolesi l’affidamento ai software proprietari non ha portato alcun vantaggio»

di Davide Pasquali

Bolzano. Prendere ad esempio le scuole tedesche che si affidano esclusivamente al software proprietario anziché a quello libero? Scelta sbagliata. Lo dicono gli ormai quasi mille sottoscrittori della petizione online che chiede il mantenimento del programma Fuss, messo in dubbio dalla Provincia che vorrebbe cancellarlo.

Lo conferma Corinna Lorenzi. La coportavoce dei Verdi racconta: «Sono docente in una scuola media in lingua tedesca a Bolzano. Per dieci anno ho lavorato nella scuole in lingua italiana, usando sempre il sistema Fuss. Conosco bene entrambe le realtà».

A chi dice che Windows sia un mezzo per far finalmente arrivare fondi e innovazione anche nelle scuole in lingua italiana «vorrei rispondere che Windows nelle scuole in lingua tedesca non ha portato né innovazione, né più risorse, anzi, sta risucchiando fondi e costringendo molte scuole a elemosinare pc di seconda mano (per esempio dalla Lub) per tenere testa ai continui aggiornamenti informatici, necessari». Insomma: «Windows provoca doppi se non tripli costi alla finanza pubblica e non permette un’educazione digitale libera intesa come davvero consapevole». Lorenzi si spiega meglio: «Se su pc meno nuovi è possibile lavorare bene utilizzando software non proprietario sempre aggiornato (ad esempio Fuss), lo stesso non vale per Windows». Per poter utilizzare pc con sistemi Windows aggiornati è necessario disporre di macchine sempre più potenti.

Le sovrintendenze, chiarisce oltre Lorenzi, «non dispongono dei fondi necessari per aggiornare i pc di tutte le scuole, i fondi sono disponibili a rotazione». Le scuole che devono aspettare il loro turno, ma non possono perché costrette a cambiare i pc per via degli aggiornamenti informatici, «sono costrette a trovare altri modi per sostituire i pc, ad esempio partecipando a bandi della Provincia o della Lub che dismettono i loro pc usati». Alcune scuole «raccolgono addirittura punti dei supermercati per accaparrarsi qualche pc utilizzabile». I fondi che vengono spesi per licenze Windows «causano perciò ulteriori spese alle singole scuole che dovrebbero essere considerate».

Questi soldi - si parla di diversi milioni di euro solo per la nostra Provincia - nonché i dati immessi, «vengono di fatto spostati fuori provincia, spesso addirittura fuori dall’Ue con implicazioni legali non molto chiare».

Per esempio, «cosa succede con i nostri dati salvati su server negli Usa? Chi ha accesso e a quali condizioni?» Si assiste quindi ad un drenaggio di soldi e dati verso altri lidi, «ma anche ad una mancanza di investimenti in know-how informatico in loco».

Il grande pregio di Fuss, sostiene Lorenzi, «consiste anche nella formazione di docenti e studenti che, oltre a software praticamente onnipresenti sul mercato, imparano a conoscere e usare altri tipi di programmi. Così facendo, si costruisce un sapere e un know-how informatico che rende più consapevoli le persone, oltre a creare un bacino di esperti informatici». Questa realtà «nella scuola in lingua tedesca non c'è e chi conosce "l'altra parte del cielo" ne risente».

Lorenzi conclude così: «Come docente posso solo auspicare che a livello politico si apra una discussione articolata e approfondita con tutti gli attori coinvolti prima di procedere. Il mio sogno sarebbe che in questa discussione venisse coinvolta anche la scuola in lingua tedesca che in proposito avrebbe diversi argomenti da proporre».