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BOLZANO. «L’Alto Adige ha vissuto momenti di sicuro pericolo ma la magistratura, con la collaborazione internazionale delle autorità austriaca e tedesca, ha saputo all’epoca intervenire in maniera decisiva».
Sono i gruppi neonazisti di teste rasate sudtirolesi al centro della valutazione del procuratore capo Guido Rispoli intervenuto ieri da Bolzano a seguito delle polemiche innescate in Germania dalle notizie di stampa che hanno portato alle dimissioni di Heinz Fromm, presidente dei servizi segreti interni tedeschi (come scriviamo anche in un servizio da Berlino nelle pagine di attualità internazionale).
Negli atti che le autorità tedesche di sicurezza non solo hanno sottovalutato ma addirittura distrutto, c’erano ancora informazioni sui contatti che i gruppi neonazisti germanici avevano con naziskin sudtirolesi. Un’attività intensa e costante che avrebbe raggiunto il culmine - nella collaborazioni tra frange neonaziste - negli anni 2002 e 2003. Fu proprio la procura della Repubblica di Bolzano a scoprire conti correnti e libretti al portatore che garantivano iniezioni di soldi in Alto Adige.
I contatti con i gruppi tedeschi sarebbero stati molto pericolosi in quanto emersero forme di collaborazione con veri e proprio criminali politici pronti anche a seminare il terrore tra gli stranieri in Germania e a prendere di mira gli esercizi commerciali gestiti da cittadini stranieri (con particolare attenzione a quelli di colore). Pronti dunque ad uccidere. Dall’Alto Adige, dunque, vi sarebbero stati contatti anche con i gruppi neonazisti più pericolosi in Germania come ad esempio il gruppo “Clandestinità nazionalsocialista”, accusato di dieci omicidi a sfondo razzista.
«Le indagini dell’epoca - ricorda ancora il procuratore - accertarono contatti e finanziamenti ma in provincia di Bolzano non furono mai pianificati attentati contro negozi gestiti da immigrati, come invece avvenuto in terra tedesca».
Le teste rasate sudtirolesi (all’epoca ne finirono sotto processo 20) si ispiravano all’organizzazione internazionale «Blood&Honour» ed anche in Alto Adige propagandava tra i giovani soprattutto nelle valli del Meranese la discriminazione e la violenza per motivi razziali. Di quel movimento oggi cosa è rimasto in provincia di Bolzano dopo le numerose condanne patteggiate dagli inquisiti?
«In Alto Adige l’attenzione su questi fenomeni è sempre molto alta - dice il procuratore Rispoli - non abbiamo mai abbassato la guardia e la situazione è sotto controllo. In Alto Adige ci sono ancora giovani che si riconoscono in quella ideologia ma dopo le ultime condanne inflitte si guardano bene dal rendersi protagonisti di manifestazioni di ostentazione pubblica».
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