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MERANO. Massimo Pugliese, titolare degli impianti non più in produzione della Silicon di Sinigo, ha chiesto altro tempo al tribunale di Bolzano nel tentativo di evitare il fallimento ma non ha depositato alcuna concreta proposta di concordato in grado di fermare l’ter in corso. L’unica novità, emersa in occasione dell’udienza di ieri mattina davanti alla giudice Francesca Bortolotti, è che per lo stabilimento di Sinigo vi sarebbe l’interessamento concreto di alcuni imprenditori asiatici, di cui uno di Taiwan. E’ quanto ha riportato nell’ istanza di proroga dei termini, l’avvocato Flavio Moccia che cura gli interessi di Massimo Pugliese, rimasto anche ieri a lungo in silenzio. Il tribunale fallimentare sotto la presidenza della stessa dottoressa Bortolotti dovrebbe esprimersi entro pochi giorni. Si riterrà giustificata la richiesta di altro tempo potrà accordare altri sessanta giorni alla proprietà di Solland Silicon per individuare una possibile soluzione ad una situazione diventata ormai pesantissima. Ieri è stata dunque rilanciata la proposta di un concordato prefallimentare. Se i giudici dovessero decidere di accordare una nuova proroga, entro due mesi la proprietà della Solland dovrà fornire non solo il piano di intervento finanziario (indicando eventualmente gli imprenditori concretamente interessati a rilevare lo stabilimento) ma anche le relative garanzie. In caso contrario proseguirà l’iter per la dichiarazione di fallimento. La concessione di una nuova proroga dei termini non può essere considerato un fatto scontato anche se l’avvocato Moccia, legale della società Solland, ha puntualizzato che la nuova documentazione consegnata ai giudici è corposa. I giudici però si sono riservati di valutare la nuova documentazione. Normalmente, in casi come questi, il tribunale non concede nuove proroghe in assenza di un concreto interessamento di nuovi potenziali acquirenti. E l’offerta di acquisizione deve anche garantita sotto il profilo finanziario. Solitamente la proroga viene concessa quando è altamente probabile che venga depositato effettivamente un piano con gli elementi strutturali in grado permettere una valutazione di fattibilità concreta. In questo caso al tribunale, per il momento, non risulta alcuna documentazione a supporto delle proposte. E ai giudici non risulta nemmeno l’interesse reale di un possibile acquirente.
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